LE VIBRAZIONI DEL DANZARE - IV)

di Ivana Barbara Torto

Balli d'ieri: la felicità in un manualetto vintage

parte quarta


Relazioni e connessioni nei corpi che danzano

 

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Attraverso un itinerario di spazi compositi di musica, movimento e armonia, si giunge al tema di questa ultima tranche. Il concetto-chiave, che dal volumetto di Balli d’Ieri del 1914 ha guidato il lettore sino a questa puntata, è il verbo interpretare nel senso critico letterario di “intendere i caratteri profondi, i valori essenziali di un processo creativo, estetico, e sim.”, e nello specifico musicale e artistico, di “sostenere una parte in un lavoro teatrale o in un film […] mostrare di averla o non averla intesa e di sapere o non sapere renderne lo spirito nell’azione scenica” (da http://www.treccani.it).
Interpretare nella danza è vivere appieno la musica che accompagna il gesto e l’espressione corporea in un’atmosfera di profonda spiritualità in cui perdersi e ritrovarsi.
L’interpretazione necessita inizialmente di uno studio codificato e intensivo sulla tecnica, di ogni genere musicale, ma nello step successivo sarà necessario rimuovere tutto per dare sfogo al carattere personale e di conseguenza alla variazione interna.
Immaginando delle onde sinusoidali generate da una sorgente qualsiasi, si possono scorgere delle “microscopiche” vibrazioni, quasi impercettibili, che attraversano il nostro corpo quotidianamente, senza che ce ne accorgiamo. È importante abituare il proprio corpo a cogliere il flusso ondulatorio che lo attraversa, sentirlo, afferrare i particolari… solo in tal modo si potrà arrivare a vivere in modo significativo il suono, l’armonia, il movimento… la musica.
Danzare è permettere che la corporeità divenga spiritualità. Le fatiche e le conquiste dell’atleta si rivolgono non solo al ballo ma alla vita stessa… l’abbattimento degli ostacoli e dei muri che è tipico della danza sul palcoscenico oppure in pista è lo stesso dell’abbattimento dei muri nella vita dell’uomo e nella storia dei popoli: il principio è lo stesso, trovare il coraggio nella paura, è solo con la paura che acquista senso e valore il coraggio, quel coraggio di uscire allo scoperto mettendo a nudo il proprio animo e costruendo ponti e punti di contatto con gli altri corpi.

Nulla è più veritiero dei messaggi che il corpo invia, anche quando esso usa un linguaggio codificato e appreso, in quanto vi si inseriscono comunque elementi spontanei e incontrollabili dalla nostra parte razionale. Così si impara a proprie spese che un momento particolarmente stressante o doloroso della propria esistenza porterà con sé azioni e reazioni che condurranno il corpo in un’altra direzione, spesso errata, e che proprio da tale direzione si incanalerà nuova energia verso qualcosa di vivo; allo stesso modo l’entusiasmo e l’impeto non sempre confluiranno in un movimento armonioso e fluido dei corpi che ballano, sia nel ballo individuale che in concerto con altri corpi. È lecito chiedersi: cosa muove i corpi in pista o su un palcoscenico? Senz’altro la musica quando prende il via! E questo spazio fisico e temporale avvolge e coinvolge il danzatore. A volte il pavimento è l’origine di quell’energia da cui i piedi muovono e nello stesso tempo si distaccano, alcune altre diventa il luogo della perdizione in cui tutto è concesso a tal punto da perdere qualsiasi riferimento che non sia il proprio corpo nella voluttà di una melodia, altre ancora si trasforma nel tempio della bellezza e dell’armonia dando spazio a continue forme concepite e mai compiute. I balli d’ieri ci ricorda nelle figure riportate che il danzare è un gioco di relazioni e connessioni, una relazione di se stessi con il proprio corpo e la propria mente, una relazione a due, tra due corpi e due anime, ma si può andare ancora oltre, è una relazione tra più persone, come spesso si assapora durante gli allenamenti guidati o nelle balere tra i balli sociali e di gruppo. Si assiste in questi casi ad una forma di aggregazione sociale in cui la relazione e la connessione si estendono oltre la coppia, tra più persone che condividono ballando sensazioni ed emozioni. Le balere non sono il luogo della tecnica e dello studio, ma diventano il luogo della sperimentazione, in balera si provano variazioni e modifiche, nuove figure, si procede per tentativi ed errori, e soprattutto ci si diverte, abbandonando con l’ilarità ciò che verrà ripreso più rigorosamente attraverso lo studio e gli allenamenti; lì il ballo si anima e prende corpo, diviene comunicazione e condivisione, fra tradizione e innovazione. Un nesso lo si trova nel “saltarello”, ballo popolare che talvolta viene danzato insieme alla tarantella di gruppo, per renderlo conforme ai balli sociali e che invece può essere esibito nella sua veste originale, con l’aggiunta di elementi innovativi che si inseriscano nell’espressione tipica del corteggiamento, in cui i due amanti, peraltro senza toccarsi, esprimono una complicità unica, con una teatralità caratterizzata da continue allusioni alla sfera affettiva e passionale. I due, nella modernità, pur ballando con movenze dettate dalla tradizione, possono arricchire il loro repertorio espressivo, proprio come avveniva nel XVIII e XIX secolo negli ambienti aristocratici, con gesti e figure di stili più raffinati, per esempio con esecuzioni coreografiche caratterizzanti le danze standard. La danza è una forma di interazione con il proprio corpo e con il corpo dell’altro, il saltarello ne è un esempio “storico”, attraverso un sistema di relazioni e connessioni che si esplicano nel contatto in primis con la musica che muove nuove connessioni del ballerino con se stesso attraverso l’attivazione del proprio centro e della propria colonna vertebrale, con l’altro corpo attraverso gli occhi, le mani, i fianchi, le gambe, e con il pavimento attraverso i piedi e le ginocchia. Da queste tre dimensioni corporee si sprigionano tre fasci di energia che regolano l’azione del ballerino nello spazio e nel tempo. Il lettore avrà oramai realizzato che l’Autrice ha parlato in questa rassegna quasi indifferentemente di danza o di ballo. Esattamente, oggi non si può più considerare il ballo, in particolare quello di coppia, una mera esperienza legata soltanto ad intrattenimenti o feste, come era in passato, con carattere di puro divertimento e complementarietà, ma esso si è trasformato sempre più in danza, con performances e finalità ben precise, fino a sfociare in sorprendenti rivelazioni artistiche e sportive.



 


 



 

4 - fine