LE VIBRAZIONI DEL DANZARE - III)


di Ivana Barbara Torto

Balli d'ieri: la felicità in un manualetto vintage


parte terza

Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le
cortesie, l'audaci imprese io canto…
(L. Ariosto, Orlando furioso)



 

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Eh, sì! Nel mondo delle vibrazioni, considererei uno spazio libero per cantare, come il nostro Poeta, le donne…e soprattutto le audaci imprese.
“Ballo è donna!”, così nasce la danza moderna nella omonima pubblicazione. Perché questo riscontro? E anzitutto quale relazione si può rilevare con il manualetto di G. Gavina Balli d’ieri del 1914 che ha ispirato i nostri pensieri? Forse siamo agli antipodi! Ballo è donna… questa è la prorompente risposta da parte di alcune personalità femminili quali Isadora Duncan, Loie Fuller, Martha Graham, per citarne solo alcune, protagoniste della danza contemporanea, al XX secolo, quello delle guerre mondiali, quello dell’emancipazione femminile, quello del progresso e della conquista dei diritti Umani.

Leggendo gli scritti di Gavina, quanto si scopre esserci di innovativo e quanto invece di ancorato alla tradizione? Si spiegano in dettaglio i balli di coppia nelle posizioni e nei movimenti delle figure del cavaliere e della dama; appare una dama sempre rispondente a specchio a tutto ciò che tecnicamente costruisce il cavaliere, una dama cui non fanno riscontro azioni sue proprie, una dama che in alcuni balli tiene il ventaglio in mano, con cui si fa vento, come nel ballo del Waltzer Louis XV. Oggetti simili si ritrovano anche nel cotillon, un gioco finale di una festa in cui un direttore ballerino si munisca di accessori (ventagli, ombrellini, piccole e artistiche bomboniere, spille, anelli ecc.) necessari all’esecuzione di alcune figure nell’ottica del gioco e del divertimento degli invitati. Gli oggetti distribuiti sarebbero rimasti a memoria della festa. Oggi negli studi dei balli di coppia, la dama viene ad avere una parte attiva in cui ella si muove non solo a specchio con il suo cavaliere, ma con un ruolo di feedback all’azione improntata dal cavaliere stesso e di re-azione a ciò che lui crea, dunque il cavaliere sì crea, ma in collaborazione con lei, con ciò che lei è pronta a restituire e ad aggiungere di nuovo nella sua restituzione, costruendo insieme a lui. E il cavaliere continuerà a costruire prendendo da ciò che la dama ha rimandato da un punto di vista tecnico, emozionale e musicale. Il ballo di coppia è fortemente cooperativo, in quanto permette di completare e di ri-avviare un’azione con una configurazione peer-to-peer. Dunque, oggi si potrebbe considerare il ballo di coppia anche “donna”, secondo tale aspetto fortemente attivo della dama che è solita essere vista solo come colei che “segua” e assecondi il cavaliere, il quale ovviamente ha nondimeno il ruolo di guida, di colui che per primo dirigerà l’azione in una certa direzione, è lui che stabilirà le quantità delle azioni e dei movimenti, ma sarà lei che risponderà con altrettanta libertà influenzando l’azione successiva del suo cavaliere. In tal modo si costruirà in pista un ballo non predefinito, si attiverà un processo che creerà, pur nelle stesse coreografie, esibizioni di volta in volta diverse nell’espressione, nella musicalità, negli spostamenti nello spazio e nel tempo.

Risulta inoltre evidente, nel nostro piccolo manuale di spunto, la difficoltà, in quegli anni, da parte dell’autore di cogliere e valorizzare l’espressione di un’arte raffinata e di gusto laddove il ballo si presenti differente tra i popoli e le tradizioni del mondo, diversamente dalla logica innovativa che apportano le donne sopra citate nella danza moderna e contemporanea. L’Autore rivede in un passaggio “un quarto d’ora di ubbriacatura per danze di selvaggi e di apaches” che risulterebbero distanti dal concetto di civiltà intesa come “aristocratica” nel suo tempo e non solo. Si evince una componente interpretativa della realtà condizionata forse anche dall’influsso dell’ideologia della Grande guerra versus quella progressista e femminile di alcune donne, perlopiù americane, dello stesso secolo. In tal modo, in alcuni punti, si ritrova a dare più prestigio alle danze ritenute “nobili”, rispetto a quelle un po’ decadenti o comunque meno eleganti e signorili di alcune danze di gruppo. In fondo alla sua opera, egli affronta il tema delle danze locali e del passato, che forse è uno dei più interessanti da un punto di vista della storia della danza e delle tradizioni popolari, tuttavia per alcune danze popolari, dà solo una rapida rassegna evidenziandone nel suo tempo una certa decadenza (vedi il trescone, la tirolese, la tarantella, il saltarello ecc.), mentre ancora oggi esse continuano ad essere l’identità e l’anima dei popoli, e concede d’altro canto più rilievo solo a quelle che “rivivono ben accolte nelle nostre sale da ballo, ed eseguite coi costumi dell’epoca, ci danno un’idea dei gusti e delle tendenze dei nostri avi. Di quelle che possono essere utili a conoscersi, noi daremo spiegazione […]”. Così celebra il Minuetto, in ricordo del balletto di corte in Francia, come danza “d’espressione aristocratica e gentile” che dal basso riuscì a nobilitarsi, ed evidenzia come esso sia considerato il ballo classico, il sovrano dei balli del settecento… poi è la volta della Gavotta, in voga al tempo di Luigi XIII e che per lungo tempo continuò ad essere una delle danze più distinte, fino alla Mazurka, la Polacca, la Redowa, la Varsoviana e la Cracoviana, con un elogio ai polacchi “che sentono potentemente l’ispirazione della musa del ballo poiché hanno dato vita a danze stupende”.

Ballo è donna invece rompe fortemente con il passato, ma anche con la sua epoca, proponendo nuove idee per lo spettacolo coreutico e sperimentando l’utilizzo di nuove tecniche e modalità di espressione e comunicazione. Così Isadora Duncan osa una nuova danza per le antiche statue greche liberandole e dando loro vita, mentre ci colpisce Louie Fuller, che pur non avendo mai studiato danza, come si legge da alcune fonti, aggiunge l’effetto dei colori e delle luci tra le stoffe in movimento, rivoluzionando lo spettacolo del palcoscenico. Martha Graham crea la “tecnica Graham” basata sul meccanismo del contraction-release della respirazione, nella zona del bacino, punto in cui ha origine la vita.

Mi piacerebbe concludere questa puntata di autrici/autori di storia e danza, di uno stesso secolo a confronto, con una citazione di Curt Sachs, padre dell’etnomusicologia, il quale aveva pubblicato la sua Storia della danza a Berlino, nel 1933, proprio alla vigilia della promulgazione delle leggi razziali che gli valsero l’esilio: “[…] questa danza dà viva espressione a quanto fu il segreto ardente desiderio dell’umanità sin dall’origine: vincere la gravità, tutto ciò che è pesante e che opprime, trasformare il corpo in anima, elevare la creatura al creatore, perdersi nell’infinito, nel divino. Chi conosce la forza della danza vive in Dio”. E ciò riguarda tutti gli uomini e tutte le donne che danzano, individualmente, in coppia o in gruppo, in forza dell’interpretazione artistica che ognuno/a può dare in virtù del talento e delle conoscenze, tecniche e competenze acquisite e maturate nei diversi livelli di esecuzione.

 

 

 

 

 

 

 

3 - continua