IN VIAGGIO COL GENIE KNABE

di Linda Trabucco

Itinerari trentini del fanciullo Wolfgang, allora ed oggi

 

 

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Nei viaggi dell'apprendistato e della promozione personale, l'adolescente Wolfgang attraversava ogni volta Lofer, Wörgl, Innsbruck, Bressanone, Bolzano, Egna, Trento, Rovereto ed Ala, sempre accompagnato dal padre, e con il beneplacito di Sigismund von Schrattenbach, poi di Hieronimus von Colloredo, arcivescovi di Salisburgo alle cui dipendenze stava la coppia. La Val Lagarina è stata una tappa consueta negli itinerari sia verso i territori meridionali, sia provenendo da Sud, per la via di Verona. Ala costituiva una sosta elettiva, data la dimestichezza dei Mozart con la famiglia Pizzini, discendente di Odorico da Castel Pizzino, proprietaria di una fiorente manifattura di velluti lussuosi e di due palazzi sulla via Santa Caterina. Sicuramente il fanciullo fu ospite nel Palazzo antico il 17 agosto 1771 ed il successivo 8 dicembre, di ritorno dal secondo viaggio in Italia. Vi fu ancora il 30 ottobre '72, fermandosi nei giorni seguenti presso il Barone Gian Giulio Pizzini a Rovereto, in Piazza Suffragio. Le cronache lo vedono ad Ala anche l'8 marzo '73.

Un'ampia loggia corre intorno alla sala da concerto del palazzo Pizzini von Hochenbrunn, apprezzata per l'acustica eccellente. Nell'edificio, passato per donazione al Comune di Ala ed accuratamente ristrutturato, si trova un Museo del Pianoforte allestito dalla Signora Temenuschka Vesselinova. 1) Nell'altro, anticamente collegato al primo, soggiornarono personaggi illustri come Napoleone, lo Zar di Russia Nicola I, Heinrich Heine e lo Scià di Persia.

Nobili invitati anche per il palazzo Angelini Engelsberg, dove si fermarono Carlo V, Massimiliano II Imperatore, Carlo VI d'Asburgo, e palazzo Zenderighi, ora sede della Biblioteca comunale, che accolse San Carlo Borromeo nel 1565. Restano, eleganti, le magioni dei Malfatti, Wegmeister e Scomazzoni.
 
Dalla piazza che conserva la chiesa annessa al Convento dei Cappuccini, chiuso dopo quattro secoli nell'agosto 2014, il paese si arrampica fino alla pieve parrocchiale di Santa Maria Assunta, dominante su un panorama magnifico. La costruzione originaria apparteneva ad un castello abbattuto al tempo delle lotte che videro vincitori i Vescovi del Principato di Trento contro i Castelbarco, feudatari del luogo. Fu un Castelbarco a cedere i suoi possedimenti nel 1411 alla Repubblica di Venezia, che incluse Ala in Quattro Vicariati, con Avio, Brentonico e Mori. Nel 1509, quando la Serenissima perse quei territori, sotto il dominio austriaco si avviò la coltivazione del baco da seta. A metà del Seicento sorsero filatoi di velluto che riabilitarono la città dalle sofferenze della peste. Il commercio con l'intera Europa arricchì gli imprenditori che abbellirono con portali aristocratici le vie e le piazze, dal pioniere Barone Giovanbrunone Taddei, che nel Cinquecento costruì sulla via Nuova.

A Villa Lagarina il giovane Salisburghese si produsse all'organo della cappella privata dei Conti Lodron del Sacro Romano Impero, feudatari dal 1456 del territorio tra Aldeno ed Isera su nomina del vescovo di Trento Giorgio Hack, nella splendida chiesa del borgo, anch'essa intitolata all'Assunta. Era stato Paride Lodron, Principe vescovo e magnifico benefattore di Salisburgo, a far consacrare a San Ruperto quell'altare, compiuto tra il 1619 ed il 1653 dall'architetto Santino Solari, artefice fidatissimo delle più belle opere in riva alla Salzach e all'Adige. Tra il '45 e il '49 il maestro comacino Domenico Orsoline de’ Passerini ampliò l'intera chiesa, incaricando Domenico Sartori di rifarne il portale. 

Il piccolo centro trentino appena fuori della più animata Rovereto, accorpa una concentrazione di gioielli in un'atmosfera solitaria, quasi abbandonata. Dal solariano Monte di Pietà si dipana una settecentesca Via Crucis di bassorilievi policromi, che conduce alla chiesetta di Santa Lucia. Il motto del Lodron, "Fortitudo", è inciso tra le zampe di un leone, sulla fontana ricavata nel cortile interno del palazzo di famiglia. Lì, nella Sala del Giudizio, vennero allestiti i concerti di Wolfgang. Ammirevoli l'avito Castel Noarna ed il palazzo Guerrieri-Gonzaga, che Massimiliano Settimo Lodron, canonico di Bressanone e Salisburgo, rilevò dai Conti Festi, per poi cederlo nell'Ottocento al funzionario imperiale Sigismondo Moll. Quest'ultimo corredò la residenza di un parco lussuoso, affidandone i lavori ai progettisti di Schönbrunn. I severi palazzi Marzani e Madernini si affacciano sulla piazza Riolfatti, dalla gentile fontana. Fu la famiglia Libera ad acquistare all'inizio del XIX Secolo Palazzo Madernini, che era appartenuto ai Gasperini di Montevineato. L'inquietante Madre, dedicata da Adalberto Libera nel 1927 ai caduti della Grande Guerra, orna il giardino dell'edificio che oggi è sede staccata del Museo Diocesano Tridentino.

I Mozart mantennero con i congiunti dell'alto prelato una consuetudine di solida amicizia, dal tempo della vicinanza delle loro abitazioni a Salisburgo. Proprio di fronte al palazzo Lodron era andato a vivere nel 1773 Leopold con la sua famiglia, tra il Kapuzinerberg e la Salzach, dov'era una palude fatta bonificare da Paride. Così Wolfgang volle dedicare nel 1776 le Lodronische Nachtmusiken - i Divertimenti per quartetto d’archi e due corni K247/287 - a Maria Antonia, seconda moglie di Ernesto Maria e contessa d'Arco, ed il Concerto K242 per tre pianoforti, alle loro figliole maggiori Aloysia e Josephin, sue allieve. Queste creazioni celebrative giovanili sono il fulcro di concerti del Festival WAM di Rovereto, nel salone del palazzo Lodron a Nogaredo, residenza prestigiosa utilizzata nel Seicento come tribunale d'Inquisizione. E' visitabile se ci si accorda telefonicamente con la Contessa Volpini de Maestri.

Isera, con Avio, è il centro di produzione del Marzemino, l'"eccellente" vino gentile noto soprattutto per la sua presenza alla cena della sfida tra Don Giovanni e il Commendatore. Documentato nel Bresciano ed in Veneto dal Quattrocento, il vitigno ha trovato sede in Val Lagarina almeno dal 1785. Dà un rosso delicato e nobile che la leggenda vuole proveniente dalla città orientale di Merzifon.

All'epoca di Mozart anche Rovereto era abitata da «ricca gente diligente impegnata nella viticoltura e nella tessitura della seta». Wolfgang vi tornò per tre volte, senza considerare i passaggi rapidi, dalla prima visita il 25 e 26 dicembre del '69, che lo vide acclamatissimo fenomeno in palazzo Todeschi e, la sera di Natale, all'organo di San Marco Evangelista. Dominata da un Leone a rilievo che rappresenta la Serenissima, la Chiesa arcipretale era stata eretta per volontà popolare nel 1462 e riedificata nel 1587. In palazzo Todeschi, su via Mercerie, ha avuto la sua prima sede l'Associazione Mozart Italia che si trova adesso sulla parallela via della Terra. Dal sito dell'Associazione, nata nel bicentenario della morte del dedicatario, traiamo un passo della missiva inviata a casa da Leopold qualche giorno dopo l'esibizione pubblica del ragazzo:
«L'indomani pomeriggio siamo andati a suonare l'organo nella chiesa principale; e sebbene solo 6 o 8 persone ne fossero al corrente, tutta Roveredo si era radunata alla chiesa, e due tipi robusti hanno dovuto aprirci il cammino fino al Coro, dove abbiamo impiegato più di un quarto d'ora ad arrivare all'organo perché tutti volevano essere in prima fila».


Nei pressi dello stabile gentilizio è la facciata posteriore della Casa d'arte futurista Depero, reinaugurata come museo nel gennaio 2009, dopo un ripristino a cura dall'architetto Renato Rizzi. La straordinaria, unica galleria espositiva ideata dall'Artista stesso, allestita dal Mago nel 1959 in accordo con il Comune, cui avrebbe lasciato l'intera produzione, e mantenuta dopo la sua morte dalla moglie Rosetta, appartiene dal '75 alla grandiosa istituzione Museo d'Arte Moderna e Contemporanea. Imponente, il corpo principale del MART, progettato da Mario Botta, oltre alle prestigiose esposizioni permanenti e temporanee, contiene la Biblioteca e l'Archivio del 900, Centro Internazionale Studi sul Futurismo, una ricchissima messe di documenti che attengono alla carriera ed alla produzione di Fortunato Depero. S'impone in un'ansa di corso Bettini, dirimpetto al secentesco Teatro ed a palazzo Piomarta, quella che fu una delle sedi dell'asburgica Scuola Reale Elisabettina - chiamata così in onore dell'Imperatrice Sissi - da cui l'eccentrico Depero fuggì. Le due fondazioni sono congiunte ad altre elevate personalità del luogo: Riccardo Zandonai l'una, i pittori Iras Baldessari, Melotti, Garbari l'altra. Al beato Antonio Rosmini, filosofo di chiarissimi meriti e fama, s'intitola il Liceo sito poco oltre sul medesimo lato, ma alla sua memoria restano anche la piazza più grande della città e la sua fontana, prospiciente il palazzo Del Ben Conti d'Arco, un corso, ove si erge il monumento davanti alla casa natale. Questa è affidata dal 1863 ai Padri Rosminiani, e dal 2011 ospita il Centro Studi Rosminiani, istituito con l'Università di Trento e l'Accademia degli Agiati. Di quest'ultimo organismo che promuove Scienze, Lettere ed Arti, fondato nel 1750, palazzo Del Ben è la sede attuale, succeduta a vari immobili dell'aristocrazia intellettuale roveretana.


Nel punto in cui corso Bettinl si restringe per incontrare piazza Rosmini, è ancora la casa Lucarelli Irion, allora Albergo alla Rosa d'Oro, primo alloggio del Maestro padre col prodigioso figlio. A pranzo, i due sedettero alla tavola di Giovanni Battista de' Cosmi in via Rialto. Al loro terzo viaggio, invece, furono accolti dal Barone Gian Giulio Pizzini in piazza Suffragio. Quello che non poterono apprezzare fu il glorioso caffè Bontadi, prodotto nella "più antica torrefazione d'Italia", fondata nel 1790 a Mori, e trasferita a Rovereto nel 1830, con successive vicende fino alla stabilizzazione nel 1879. 2) Il 22 gennaio 2016 il titolare Stefano Andreis ha voluto esporre in sale completamente vetrate nel vicolo del Messaggero, la CoBo, collezione di bellissime macchine storiche per la tostatura e la preparazione di un caffè talmente squisito da meritare persino un'Accademia professionale.

Altro brillante sodalizio roveretano fu quello del Genie Knabe con il primogenito del mercante Giuseppe Bridi, il tenore-banchiere Giuseppe Antonio, che fu Idomeneo  nell'edizione semiscenica quaresimale viennese, il 13 marzo del 1786. Ancora affezionato al compositore, fratello massone, e legato a Constanze, Bridi volle commemorarlo tra i Grandi rappresentati nel cabalistico Tempietto dell'Armonia, nel giardino inglese della sua villa, acquistata dai proprietari Lodron nel 1813, sulla via per Trento. Commosso per la triste fine dell'amico, senza un degno sepolcro, volle dedicargliene uno ideale immerso nella natura, sulla parete di una piccola grotta di tufo, facendovi incidere la frase "Herrscher der Seele durch melodischen Denk Kraft - Signore dell'Anima, in forza della melodia e del pensiero". Giuseppe Antonio non poteva immaginare che il destino lo avrebbe unito a Wolfgang nella morte: le proprie spoglie, disperse durante il colera che colpì Rovereto nel 1836, rimasero insepolte.

 

 

 

 

 

 

 

1) Ammirammo i pianoforti di Ala alla mostra Rifiorir d'antichi suoni, Castello del Buonconsiglio a Trento, nell'estate 2003. Mordenti, Altro che jodel. Sull'aria n. 5, febbraio 2004.

2)
In realtà il caffè veniva delibato già intorno al 1570 a Venezia, importato dal medico Prospero Alpino. Pietro Verri, nel 1764, ne affida l'introduzione in Milano al greco Demetrio, «uomo che ha tutto l’esteriore d’un uomo ragionevole», cui attribuisce l'accoglienza degli intellettuali illuministi che per due anni diedero vita al periodico denominato come la celebrata bottega.


Tutte le immagini sono fotografie scattate dagli autori degli articoli. Dall'alto: Rovereto, Facciata principale di palazzo Todeschi; cinque inquadrature di Ala; Villa Lagarina, chiesa di Santa Maria Assunta; Madre di Adalberto Libera; Avio, Santa Maria Assunta; Rovereto, battenti del portone di palazzo Todeschi; due visioni della Casa d'Arte futurista Depero; cupola del Mart, progetto Mario Botta; monumento e Teatro (marzo 2016) dedicati a Riccardo Zandonai; vetrine della CoBo, con réclame illustrata da Fortunato Depero.