VELENI CONTRO LA NOIA

di MusiCattiva

La Scuola de' Gelosi. Omaggio di Legnago a Salieri

 

 

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Blasio è talmente geloso da immaginare intrusioni notturne in casa sua. Arriva a tormentare la servitù tenendola sveglia. Lumaca e Carolina, sicuri della fedeltà della loro padrona, ammoniscono Blasio che l’amore di una moglie a torto accusata, può mutarsi in odio. Ma il mercante non dubita di essere un marito modello e decide di chiudere in casa a chiave la sua Ernestina, temendo che la superiorità di livello sociale della signora possa indurla a lasciarlo. Questa, d’accordo con la cameriera, mostra di lusingarsi per il biglietto di un ammiratore, facendo proposito di cedere alle dichiarazioni d’amore che molti cavalieri le fanno.

Nel giardino del Conte Bandiera, frequentato dalla nobiltà, la Contessa si lagna di essere trascurata dal suo sposo, che intanto ammira le ragazze a passeggio. Giunge il Tenente a complimentare la Contessa ma, quando la dama non può ascoltare, incoraggia il Conte a corteggiare Ernestina. Blasio riceve il Conte e simula un viaggio d’affari. Ernestina riesce ad sfuggire alla reclusione, contraffacendo il lucchetto, ma Lumaca la smaschera, incalzato dalla Contessa, venuta a rilevare Carlotta come serva, e sicura di trovare il proprio marito, che sa invaghito della padrona. Tutti si ritrovano all’ospedale dei pazzi, dove finiscono i gelosi. Qui la Contessa, fingendosi zingara egiziana, legge la mano al consorte, accusandolo di menzogna e tradimento.

Blasio mostra agli ospiti, nella sua galleria privata, il dipinto La scuola de’ gelosi, raffigurante una coppia di pastori senza passione, ma certi del reciproco amore, e Marte con Venere, perseguitata dalla gelosia di Vulcano. Il Tenente suggerisce a Blasio di lasciar libera Ernestina e fingere indifferenza di sentimenti. Il mercante, a colloquio con la moglie, si fa sorprendere ad ammirare il ritratto di una certa Lisetta.

Le due coppie cominciano a frequentarsi ed il Tenente prova a persuadere ognuno dei sentimenti del proprio coniuge. Fornisce alla Contessa una lettera che insospettiirà il Conte, in modo da farlo innamorare nuovamente di lei. Nei pressi d’un boschetto Ernestina crede che Blasio, che invece cerca lei, stia per incontrarsi con Lisetta. Intanto, nel medesimo luogo, il Conte è convinto che la moglie attenda a convegno un amante. Blasio è nascosto con Lumaca, e fa eco ai lamenti di Ernestina e del Conte, che, tra i cespugli, non si vedono tra loro. Compaiono il Tenente, la Contessa e Carlotta, in vesti di pastori, a constatare gli affetti rinnovati tra gli sposi riconosciutisi, ed a trarre la morale della storia: la noia è nemica dell’amore, ma non c’è niente di più giocondo dell’unità della coppia. «Chi disturba il sacro nodo, la sua pace perderà. »

A metà fra smanie goldoniane ed illanguidimenti alla Beaumarchais, è questo il soggetto organizzato da Caterino Mazzolà per Antonio Salieri, musicista imperiale. E' comprensibile che la Fondazione Salieri di Legnago, la patria veneta di quest'ultimo campione, ne voglia patrocinare la riabilitazione con un gradevole allestimento condotto per sei teatri italiani dal 9 novembre 2016 al 25 marzo 2017. Come un esperto collegio d'avvocati, i produttori di questa prima rappresentazione in tempi moderni hanno scelto, tra gli undici composti, un dramma giocoso con qualche particolare che può gettare discredito su Mozart, ormai designato come primario rivale da un sospetto letterario instillato in epoca posteriore. In realtà - lo si può constatare senza troppe riflessioni - le posizioni dei due presunti contendenti appaiono quanto mai distanti: attento all'ossequio di Maria Theresia e Giuseppe II, e del pubblico viennese il primo, votato a ben altre prospettive, pur nel desiderio di consensi, il secondo.

Una lunga serie di recitativi, qualche arioso, qualche pagina in forma di rondo, sezioni che si avvicendano lasciando insoddisfatto chi attendesse l'approdo nell'espansione di un'aria cantabile. Va delusa anche la pretesa di un qualche spasso cagionato semmai dalle schermaglie tra coniugi o servitori. Del resto i personaggi appaiono monolitici e piuttosto scarsi di passioni che non siano incoraggiate dalle convenienze. Non si animano con le brillanti scelte registiche che spostano l'azione ad un primo Novecento, la snella scenografia, i costumi divertenti che appaiano gli sposi negli ornamenti stampati. Non con le splendenti citazioni ricamate brevemente qua e là da un pianoforte antico, alla maniera ottocentesca: Il mio tesoro intanto, Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen… Né possono molto certe sottolineature di moti del cuore, cupo-agitato-reiterativo-minaccioso-rassegnato, del petulante Blasio, o le eloquenti sortite dei corni.

Tuttavia la vendetta dell'Italiano arriva come un asso nella manica, o un déjàvu inquietante. Tacite selve oh Dio! Più pace il cor non ha. A me chi tornerà lo sposo mio? freme Ernestina nel boschetto degli incontri e degli inganni, mentre nuvole si materializzano sul capo degli amanti nascosti. Dee per piacer la donna esser vivace esclama la Contessa tra gli echi che si rispondono nel buio. Ecco che si fa suadente proprio come quella Susanna che Da Ponte avrebbe concepito, ritoccando l'originale mazzolano del 1778 per il Burgtheater cinque anni dopo, e Wolfgang, nell'85, avrebbe convertito da servetta a capolavoro. Comunque un plagio? Il ventinovenne avventuriero entusiasta che si abbassa a scopiazzare il compositore cesareo, entrambi irretiti dalla strettamente contemporanea matrice francese? L'arte è colma di casi simili, e la drammaturgia non fa che attingere ai precursori, ben conscia che i pensieri umani restan sempre gli stessi. * Solo che il genio musicale sviluppa, accende, trasforma la maschera in tipo, il carattere in personalità complessa che interagisce, manipola, convince, soffre, trionfa, vive.

Il 19 e 20 novembre Chieti ha ospitato La Scuola de' Gelosi, nel Teatro Marrucino, prima tappa della tournée dopo il debutto veneto. Spigliata la direzione, giovane, internazionale e preparata la compagnia che gioca con i veleni del sospetto sul palcoscenico. Oltre il boccascena, tossici d'altro genere invadono, purtroppo, la rappresentazione in matinée, una prova generale a prezzo relativamente modico, che alletta, per cercare di coprire le spese, le Scuole del circondario con inviti diramati in precedenza come «proposta artistica e formativa». Ovvia la preferenza dei più per Traviata e Tosca, considerando anche l'assenza d'informazione previa, che lascia in coda un melodramma oggi sconosciuto e per di più scritto da un musicista reso antipatico dalla letteratura e dal cinema che ne deriva. Il libretto, non curatissimo ma ricco di contenuti, è offerto solo all'ingresso da personale inserviente in gran numero, contraddicendo in tal modo la formazione accampata nell'oggetto della pubblicità. Che poi i Docenti si attrezzino per procurarselo a barcamenarsi tra gli ardui caratteri delle edizioni coeve, uniche in circolazione, è opzione lodevole, da praticarsi, con il dispendioso studio che ne consegue e la riduzione alla comprensione dei pargoli, in ore volontariamente aggiunte all'impegno scolastico già ormai pervasivo all'inverosimile. Per riconoscenza un Insegnante su due che accompagnano un gruppo con più di venti unità, paga il biglietto intero senza deroghe. Se rare sono le classi con meno di quindici allievi, rarissima è la tendenza da parte degli organi collegiali a sottrarre sorveglianti oltre quel numero, e diritto di vigilanza - o di partecipazione - ai ragazzi diversabili. L'Istituzione Teatro ignora dunque le regole dell'Istituzione statale deputata all'Istruzione, di cui però si serve senza rispetto, tanto da decurtare lo spettacolo di tutto il primo atto senza preavviso.


 

 

 

 

 

 

* A proposito di situazioni simili alle due citate, ci viene in mente la scena dell'appuntamento nel boschetto di Meudon, con tutti gli inganni che produce, scritta nel 1853 da Jules Verne e Michel Carré. E' nella fortunata opera buffa Le Colin-maillard di Aristide Hignard.

Patrick Kabongo, Manuel Amati tenori, Francesca Longari, Eleonora Bellocci soprani, Ana Victoria Pitts mazzosoprano, Benjamin Cho, Qianming Dou baritoni, Giovanni Battista Rigon concertatore e direttore dell'orchestra I Virtuosi italiani, Andrea Belli scene, Valeria Donata Bettella costumi, Marco Giusti disegno luci, Italo Nunziata regia.

Tutte le immagini sono fotografie scattate dagli autori degli articoli