A SPASSO TRA INNOCENTI MISTERI

di Linda Trabucco

D'Amore e baccalà: Lisbona raccontata da Alessio Romano

 

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Lisbona concentrata in un primo capitolo di romanzo. Tutti i loci della città si affollano nelle premesse di una deliziosa fiaba contemporanea. L'autore ripercorre rapidamente il Castelo, la Cattedrale da Sé, il Convento do Carmo, l'Elevadór de Santa Justa, il suggestivo "groviglio" dei sette colli attorno alla Baixa, nel vertiginoso itinerario dell'Elétrico 28, che lo proietta, poi, nel primo di molti vaneggiamenti. Alessio Romano, inviato dalla EDT in esplorazione gastronomica, si trova ad abitare parallelamente due vite, una plausibile, l'altra onirica, collegate dalla persistenza di sapori. In quest'ultima fanno irruzione fantasmi culturali sorprendenti, ma non sgraditi. L'universo da Midnight in Paris tenterà d'imporsi sulla vicenda privata, tenera sebbene non priva di conflitti.

Il primo incontro è con il Fado, col coração independente che gli canta una Amália del tempo in cui la fama, come la persecuzione del regime, era ancora lontana. La sua figura si fonde con l'aroma di una zuppa, e con la generosità e l'alegria da pobreza che la gente lusitana non lesina mai. Al non ancora estinto gusto della sopa, si lega «l'esperienza mistica» del bacalhau espiritual, nella tasca di Duarte - rimando al celebre fadista Marceneiro - dove spunta, ciabattando tra fornelli e tavoli, l'amore, altro polo essenziale del tessuto diegetico.

Il viaggiatore narrante si districa abilmente tra monumenti e locali, recuperando la storia sociale d'ogni piatto: dalle avventure dei cercatori di merluzzo in Norvegia, circondate di gelosia disperata «delle povere mogli rimaste a casa a mangiare sardine», allo sfruttamento di una raffineria di zucchero dove i monaci di Belém inventarono, per sopravvivere alla rivoluzione del 1820, i pasteis de nata. Il mito della nascita di Lisbona, fondata da Ulisse nel suo ultimo viaggio, è raccontato da O Chiado, António Ribeiro, convenuto nel Largo a lui intitolato con gli illustri colleghi conterranei, scesi dai basamenti che li reggono in forma di statue: Camões, Pessoa, scivolato dal suo tavolino davanti al Caffè Brasileira ed attorniato da un gruppo di eteronimi. Antonio Tabucchi, straordinario ponte intellettuale tra Portogallo ed Italia, si unisce poi alle alate discussioni.

È la ricerca della bella Beatriz - come la celebre cantadeira Beatriz da Conceiçao - "conduttrice alla beatitudine", a rivelare meraviglie: le librerie storiche e quelle istituite in zone riqualificate contengono piccoli paradisi gestiti da personaggi interessanti. Poi l'attesa di rivederla porta all'antico Mercado da Ribeira, un tripudio di cibarie pregiate. Alessio s'inerpica a piedi, spregiando le volgari Apette Piaggio bardate in mille modi per i turisti, da Praça do Rossio, dove arsero i roghi dell'Inquisizione, su per la Calçada do Carmo, dove scoppiò il devastante ed impunito incendio del 1988, attorno al perimetro del convento trecentesco, sopravvissuto a secolari disastri, sino al'approdo al territorio privilegiato del divertimento notturno, il Bairro Alto, dove a passare tra le fiamme sono alheiras, le salsicce di carne bianca inventate dagli ebrei cristianizzati. Tra fumi e profumi si ripete la liturgia del Fado, nella lettura più appropriata al contesto: «l'ultimo senso, il suono che rende perfetta la percezione di un piatto che ha già sapore, odore, ed è caldo o freddo, ma non emette alcun rumore» si compie nell'ennesima sfortuna d'un'anima innamorata.

Il Mastroianni pingue delle ultime sublimi sue prove d'arte sale affannato verso casa Pereira, accanto al Teatro romano. Alessio potrebbe interpretare la figura del povero Monteiro Rossi, ma si ritrova a gustare la francesinha con i personaggi di Casablanca. Il recupero della lucidità lo pone sulla rotta dei miradouros affacciati su panorami sfavillanti, ideali luoghi di ispirata operosità. Acuta e lirica l'analisi della città delle contraddizioni, razionale e intricata, elevata e piana, percorsa da giocattoli storici, gioiosa e votata alla sofferenza, più e più volte risorta da cataclismi immani, con i suoi testimoni di bronzo. Teatro di rivelazioni che rianimano le speranze perdute.

Il seguito è siglato non da citazioni elevate, come i capitoli precedenti, bensì dal punto di vista d'un granchio da cartoon sulle attività culinarie umane. Prelude al processo allucinato indetto dagli ospiti dell'Oceanário. C'è un incantesimo maligno da rompere e pure il ritorno alla realtà, segnata dalle usate vie e dalla cordialità dei lisboneti, sembra affermare con rimpianto la prevalenza della dimensione irreale su quella vera.

Rara è la scorrevolezza per una scrittura così serrata, capace di non tralasciare alcun riferimento alle bellezze d'una capitale composita. Romano si destreggia con arguzia e sentimento, riuscendo a mantenere ordinato l'impianto narrativo, illuminato da guizzi poetici e simpatiche soluzioni. Ricca l'appendice con ringraziamenti, biblio-filmografia ragionata, elenco dei ristoranti, come da prescrizione della collana Allacarta in cui il romanzo si inscrive, indice analitico che richiama vestigia, piazze, taverne, scrittori ed artisti conosciuti, con la saudade suscitata dal ricordo di sopraffine vivande.











 

 

 

Alessio Romano, D'amore e baccalà, EdT, Torino 2018
L'ultima pubblicazione dello scrittore - con Ale Di Blasio - è il volume fotografico Una stanza tutta per loro. Cinquantuno donne della letteratura italiana, Avagliano editore, Roma 2018

Tutte le immagini sono fotografie scattate dagli autori degli articoli
, tranne il mural nel titolo e - nel particolare che ritrae Maria Severa Onofriana - sulla copertina di D'amore e baccalà, dipinto dal Movimento dos Amigos de São Cristóvão sulle Escadinhas de São Cristóvão, nella Mouraria.
Di seguito: Castelo de Saõ Jorge, Absidi della Catedral de Sé Santa Maria Maior, Monumento al Fado alla Estação do Rossio, Elevador de Santa Justa, Loja Conservera de Portugal Comur in rua da Prata, Portale della Igreja do Carmo.