SENHORA AO TOUCADOR

di Linda Trabucco

Un azulejo musicale al Museo Madre de Deus

 

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Si definisce azulejo, con un chiaro richiamo alla lingua araba, un'opera ceramica ornamentale con i soggetti più vari. Dall'Oriente, la manifattura in origine musiva, si diffuse in territorio ispano-lusitano sin dal Trecento, attraverso declinazioni tecniche diverse, come l'alicatado islamico, l'aresta e la corda seca, introducendo poi, in epoca rinascimentale, le maniere pittoriche in uso a Faenza, col beneficio straordinario della commistione culturale. In particolare furono artisti italiani, come Francisco Niculoso Pisano, che soggiornò lungamente a Siviglia, a vivificare l'azulejo con figurazioni e policromie innovative e feconde, esportate nei più importanti centri di Spagna e Portogallo. Agli albori dell'Età barocca l'ispirazione si arricchisce delle esperienze acquisite dalla manifattura di Fiandra, provincia spagnola: già nel Cinquecento Guido di Savino aveva offerto il suo magistero alla città di Anversa, e dall'Olanda gli aristocratici portoghesi assunsero preziosi pannelli in bianco ed azzurro. L'espressione si giovava allora del chiaroscuro, movimentando il contenuto pittorico.

Ogni casa gentilizia possedeva azulejos ritraenti figuras de convite, personaggi che accoglievano graziosamente gli ospiti, scene di svago, vedute, ed in ogni luogo di culto la devozione si palesava nelle immagini sacre cilestrine di blu cobalto che decorano tuttora cappelle e sacrestie. Cromatismo e serializzazione appartengono alla stagione di rinascita pombalina successiva al terremoto del 1755, con l'azulejaria rococò e neoclassica e la Real Fábrica do Rato. Le pareti esterne dei palazzi di Lisbona brillano ancora di eleganti piastrellature fitte di decorazioni radiali e ricorsive o storie di Santi, splendore imperituro e fascinoso dello stesso tessuto urbano.

Ma la collezione storica più stupefacente di azulejos risiede nell'antico Convento Madre de Deus, un tempo abitato dalle Clarisse, oggi centro di studio e nicchia ancora distante dal turismo popolare, a monte del Tejo, in posizione opposta al più frequentato Mosteiro dos Jerónimos, situato, con la vicina Torre de Belém, sulla foce. Al centro di un borgo tranquillo, quasi dimesso, si erge il portale istoriato, ed il garbato cortiletto fiorito conduce alla magnificenza: chiostro, Cappella di São António, Sala del Capitolo ed ambienti in architettura manuelina, ma soprattutto la chiesa, appaiono rivestiti di ridondanti maioliche e stucchi dorati di strabiliante ricchezza. Nel Museu Nacional do Azulejo le esposizioni ospitano stabilmente capolavori che attraversano i tempi più lontani, come le facciate d'altare, i pannelli cinquecenteschi di Marçal de Matos, le creazioni del primo Settecento di Gabriel del Barco, Manuel dos Santos, António Pereira, Mestre P.M.P. e degli Oliveira Bernardes in dinastia, la produzione della seconda parte del secolo dovuta a Teotónio dos Santos, Bartolomé Antunes, Nicolau de Freitas, sino ai Maestri d'inizio Novecento; e poi mostre temporanee, percorsi e laboratori didattici.

Leziosetta, tra una danza accompagnata da un violinistas ed una battaglia affollata di cavalli ed armature, compare la Lição de música compiuta tra il 1713 ed il 1725 probabilmente dal monogramista P.M.P. La Falança, pintura a azul sobre branco, proveniente dalla Quinta (podere) das Portas de Ferro di Camarate, a Nord di Lisbona, ed acquisita dalla Congregação das Irmãs Pias Discipulas do Divino Mestre, è stata restaurata a caldo da Lurdes Esteves, responsabile del Dipartimento di conservazione del Museu.

Sulla prospettiva di un bel paesaggio animato da una coppia a passeggio, la Lezione di musica si svolge in cima ad una gradinata. Protagonisti il maestro, in attitudine cogitabonda e gran parrucca, e l'allieva, Senhora ao toucador, assisi su scranni dallo schienale imponente finemente tappezzati. La veste della dama ha una bordatura elaboratissima drappeggiata che si ripete nel collo del mantello e nei larghi polsini. La capigliatura, simile a quella della gentildonna in giardino e molto in voga, si arriccia in una cuspide esagerata sorretta da un'impalcatura e preparata da un gioiello a metà di due onde simmetriche ai lati della fronte. Squisite le scarpette, orlate con un nastro a piccole serpentine, che vanno ad urtare il libro abbandonato sul pavimento. Accanto al sostegno a quattro gambe tornite con traverse altrettanto massicce, rovesciati a mostrare il fondo armonico inquadrato in modo tridimensionale, un liuto a otto cori, oltre il cantino singolo, dal lunghissimo manico, ed una violetta poggiata su di esso. La musica del codice aperto è vergata su pentagrammi irregolari. In chiave di contralto e divisione quaternaria, la melodia è punteggiata di pause antiche e rari bicordi che non ne evidenziano un eventuale senso logico, assolutamente mancante nell'inintelligibile poesia, fatta di brevi volute grafiche orientaleggianti. Lo strumento teclado* della senhora dalla turrita acconciatura è un cravo, cembalo ad ala, privo del coperchio, issato sul sistema di cui s'è detto. A differenza della cassa, che non manifesta i dettagli di corde e meccanica se non in maniera assai approssimativa, la tastiera s'intravede interamente cromatica, a teclas senza i semitoni naturali.

 

 


 

 

* toucador significa consolle, e as teclas sono i tasti.

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