LA PLEIADE DI FRAU ALMA


di Linda Trabucco

Alma Schindler: vita da intellettuale e sacrificio



 

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Capita che il biografo s'innamori del suo umano oggetto, tanto da finalizzare la propria opera alla difesa del personaggio. Giustifica, sorvola o minimizza, esalta quel che può, trasformando talvolta la narrazione in un'appassionata requisitoria. Succede anche agli storici più obiettivi, adusi a soppesare meriti e colpe sul bilancino del rigore documentario. Pare, però, che questo effetto empatico non abbia coinvolto i biografi più recenti di una singolare figura femminile, disinvolta abitatrice di due mezzi secoli e due continenti. Né propriamente artista, né particolarmente eroica come donna, pur attraverso le stagioni più torbide della storia contemporanea e le sofferenze personali, Alma Schindler deve l'interesse che la investe ad un valore riflesso, alla consuetudine con gli uomini più importanti del suo tempo.

Mentre la lucida narrazione dell'avventura di Alma Mahler-Werfel: Muse, gattin, Witwe, 1) ad opera di Susanne Rode-Breymann - presidentessa del Centro di ricerca per Musica e Genere - inclina ad inquadrarne la prorompente esigenza di affermazione in un'epoca che mortificava tradizionalmente la donna, il saggio di Oliver Hilmes, Malevolent Muse: the Life of Alma Mahler, 2) si mantiene ancor più lontano da contaminazioni emotive, riservando tutto lo slancio del ricercatore al compito dell'indagine: «Under the mistrustful eye of the Werfel bust, I immersed myself deeply in Alma Mahler-Werfel's life». Hilmes attinge agli Archivi di Germania, Austria ed alla Val Pelt-Dietrich Library Center dell'Università di Pennsylvania, scovando diari inediti, tenuti dal 1902 al '44. Pure Catherine Sauvat corregge la classica concezione della Grande vedova in Alma Mahler: et il me faudra toujours mentir, 3) del 2009. Dove l'austero Luigi Rognoni, nell'introdurre la prima edizione del '60 di Andenken und Briefe del Saggiatore, si lascia abbagliare, dato lo stato delle ricerche a quel tempo, 4) rimane immune dal transfert la prefazione all'edizione italiana Lit-Elliot di Mein Leben, curata da un'impietosa quanto sintetica Leonetta Bentivoglio. 5)

Prospettiva particolarissima quella di Andrea Camilleri, pronto a sondare nei recessi, sino a figurarsene sviluppi virtuali, il caso del feticcio, non una bambola meravigliosa ma la confezione di un incanto, che Oskar Kokoschka, ossessionato, geloso e pazzo, si fece fabbricare da Hermine Moos per portarlo con sé a teatro, adorarlo e infine ucciderlo pubblicamente. 6) Il Maestro empedoclino partecipa le proprie acquisizioni con l'ironia paradossale che lo contraddistingue. La signora, invece, scrive della strana faccenda come fosse solo gossip appena inteso en passant, accennando nel contempo al «grandioso quadro» La sposa del vento. L'assurda prigione in cui il suo ritrattista compulsivo l'aveva invischiata, amandola «come un pagano che prega la sua stella», si era protratta con cartoline, lettere, incontri fugaci, ben oltre l'ultimo colloquio, seduti al caffè Florian di Venezia nella primavera del '22. 7)

Unica, dunque, a dipingere Alma con estrema indulgenza è Alma. Lo fa, tuttavia, in modi diversi: presentandosi come fanciulla innocente, molto amata e molto amorosa in Andenken und Briefe, 8) ricorrendo ad alcune mascherature consigliatele, ma commettendo errori irrimediabili, in And the Bridge is Love, nel '58, 9) e correggendo infine, in Mein Leben, 10) l'autoritratto in favore di signorina e donna onesta, travolta da eventi incontrollabili, ma pudibonda fino alla reticenza, in ossequio al tempo ed alla condizione sociale. Compilato con una scansione pressoché giornaliera, quest'ultimo scritto corre avanti e indietro tra sentimenti, ricordi ed avvenimenti. Ad un certo punto, nell'autunno 1929 la proprietaria sostiene di aver smarrito l'agenda personale.

Alma è ancor oggi subissata di accuse, la più plausibile delle quali è la falsità. Hilmes la vede addirittura come un'attrice impegnata nella costruzione del ruolo cui conformarsi. Per questo motvo la libera dal sospetto di isteria: il soggetto clinico candidato a contrarre il morbo, che in qualche modo ne presenta già vari sintomi, non ha controllo cosciente dei propri comportamenti. Invece sin da ragazza ella si costruì un contegno istrionico che la portasse ad essere omaggiata, adorata, al contempo cercando amanti dai punti deboli facilmente dominabili. Questa visione la solleverebbe dall'insistita colpa di antisemitismo. Gli ebrei - due coniugi, un fidanzato e diversi amici - la facevano sentire superiore, padrona talvolta del diritto di soggiogarli, finché non escogitò la missione di redimerli, di illuminarli, di farli risplendere con la propria alata dedizione. 11) Sia le Memorie, sia la Vita - posteriore di ventiquattro anni - rappresentano un finissimo filtro dei fatti reali, in parte per ossequio alla morale, in parte per deformazione più o meno consapevole. Il matrimonio con Mahler vi appare come un idillio di cui la giovane accoglie i difetti con stoica pazienza, vestale incorruttibile di un professionista dall'alta posizione a Vienna e poi a New York, cui mancava proprio lei per rivelarsi un genio assoluto. Segni di tenera confidenza sponsale concorrono a convincerci del quadro, corroborati dalle lettere dello sposo trepidante, opportunamente selezionate distruggendone moltissime altre. Due sole ferite funestano il sogno d'amore familiare di Alma: la morte della piccola Maria ed il presunto imperativo - in verità ragionato - a lasciarsi dietro le spalle l'incipiente carriera di musicista, pronta ad inserirsi nell'avanguardia viennese. 12) Da ultimo l'abnegazione per l'agonizzante, accompagnato in Europa senza speranza, narra di compassione infinita, già sorta alla diagnosi del leggero vizio valvolare, ad arte a suo tempo enfatizzata. Nobili sensi paralleli, purtroppo, al tradimento con l'architetto, fintamente concluso, per continuare oltreoceano e riprendere, oscillando tra i dubbi, dopo la lunga liason col pittore. Nel giugno del '15 la vedova scrive: continuerò a «correre affannosamente per la mia strada assolata, polverosa, senza ombra, sola».

Come si vede l'ottica non prescinde dalla valutazione nel momento storico, che comprende la diagnosi psiconeurologica: Alma, avvezza ad un sentire sopra le righe sin dalla feconda infanzia accanto all'idolatrato padre, il pittore assurto ad improvvisa fortuna presso la corte imperiale Emil Schindler, rifugge la mediocrità. Studia arte, canto e composizione con fervore, fidente in un talento inconsueto che nessuno le nega. I cinque Lieder dell'apprendistato, nati quando la sua guida era Alexander von Zemlinsky, appaiono tuttora pregevoli: i testi illustri suscitano una delicata effusione, la costruzione risulta raffinata, appena incline ai misteri delle nuove tendenze. Li porta con sé con insanabile rimpianto praticamente per tutta la vita, eseguendoli ed incoraggiandone l'esecuzione domestica, fino alla pubblicazione promossa da Gustav stesso all'indomani del momento più tetro di un matrimonio da sempre nascostamente problematico. Altri quattro, composti prima dell'11 vengono dati alle stampe nel '15, e nove anni più tardi ne appariranno altri cinque. 13) Tre Lieder manoscritti sono stati rinvenuti nel 2000. L'esercizio dell'arte, evidentemente, si prolunga negli anni, ma Alma si lamenta: oppressa dalle gravidanze che ne limitano l'accesso alla mondanità cui avrebbe diritto, dalla spocchia di Justine, sorella preferita del Direttore, attaccata a lui persino nel viaggio di nozze, dagli assalti della Cantante M., innamorata del suo Gusti. Questi si rivela distratto, preso essenzialmente dal proprio duplice mestiere, incurante del denaro, ma ostinatamente parsimonioso, almeno finché non si rassegna al dono di un diamante nel suo ultimo Natale americano.

La signora subisce ricoveri per aborti e crisi depressive, inaugura l'abitudine al bere, che non lascerà più. Le è accanto la madre, col secondo marito Carl Moll, dal ruolo opaco, ambigua, incombente, eticamente perfida nei confronti del genero che nutre per lei sincero affetto. Delle due sorellastre Alma conserva sparuti accenni: si sa che visitò Gretel, morta demente nel '42, nella clinica di Tulln nel Natale del 1935, ed in quella occasione scoprì che era figlia di Julius Berger; di Maria Moll, sospettò una tresca con Kokoschka, che le dava lezioni di disegno; Maria sarebbe stata uccisa, con il padre, dal marito Richard Eberstaller, poi avvelenatosi, nel '45, dopo una convinta militanza nazista. Non ha menzione nei libri neanche Lilly Landau, vicina di casa, benefattrice di musicisti e compagna di viaggi, potenzialmente imbarazzante. Sarà deportata e condannata nel 1943.

Frau Mahler accede, nonostante lagnanze e malori, a privilegi economici consistenti e, soprattutto, ad un universo artistico di incredibile livello, e lo fa con squisita competenza. 14) I suoi salotti, riproduzioni in ogni luogo di quello dell'infanzia frequentato dai campioni della Secessione, si popolano di personalità, sicché la lettura delle Memorie e della Vita assume il valore di una documentazione storica ricca di giudizi ed aneddoti. In tal modo la scrittura, peraltro assai poco accurata, acquista fascino. S'incontrano da vicino, in Europa come a New York, i collaboratori di Mahler ed i colleghi, noti, ma talvolta in cerca di contratti: Richard Strauss in preda ai capricci della moglie Pauline, Pfitzner, i Korngold padre e figlio, Charpentier, Klemperer, Caruso vignettista burlone, Busoni - realmente una persona di cuore - e curiose presenze, come la medium Eusapia Palladino.

Ospiti nelle innumerevoli stanze della villa di Breitenstein e delle case acquistate dopo la prima vedovanza, di fronte all'Opera di Vienna, a Venezia, vanno e vengono artisti rampanti e si consolidano illustri amicizie. Alma impazzisce completamente per il debutto di Stravinskij a Vienna, con Petruška coreografato da Nižinskij, e ne conosce la Sacre nell'esecuzione privata di Alfredo Casella. Assiste alle schermaglie tra Klemperer e Schreker, alla nascita ed alle prove di capolavori. Arnold Schoenberg le è particolarmente caro: «Aveva un potere assoluto di formare gruppi, un grande fascino spirituale. […] Il Maestro aveva la zampa del leone e lo seguivano umilmente». Con la rinuncia di Julius Bittner ad una quota, riesce a fargli assegnare, nel 1915 il Premio della Fondazione Mahler, ed ancora nel '31, malgrado Strauss, in giuria con Busoni e Walter, lo giudicasse più adatto «a spalare la neve»; nel '20 organizza una doppia esecuzione del Pierrot lunaire nella sala rossa della casa di Vienna; il secondo direttore è Darius Milhaud, «il più dotato di tutti», politonale, come il suo amico Poulenc, quanto Schoenberg era atonale: «si negavano reciprocamente». La stima per Schoenberg continuerà nel circolo californiano, fino al suo capezzale funebre, «una scena tragica», il 15 luglio del '51.

Anton von Webern ed Alban Berg, gli «allievi simpatici», seguivano la sua Scuola «senza farsi notare». Berg fu beneficiato da Alma, che volle promuovere la pubblicazione del Wozzeck, incappato in un finanziamento fantasma. Il musicista le dedicò la partitura. Con la moglie Helene, figlia spuria di Francesco Giuseppe, sarà molto vicino ad Alma nelle varie traversie dell'esistenza. «Aveva l'aspetto del giovane Oscar Wilde, e conservò un aspetto giovanile fino alla morte». Nel 1935 interruppe la stesura di Lulu per completare il Concerto per violino, intitolandolo Alla memoria di un angelo, per la scomparsa della sfortunata Manon, che Alma aveva avuta da Walter Gropius, diciottenne promettente attrice ammalatasi di poliomielite. Quell'autunno Alma apprese dai giornali, a New York, della morte di Alban per un'infezione da punture d'insetti. «A prescindere dalla sua grande bravura e preparazione, aveva anche un'anima».

Era negli States per assistere alle prove di The Eternal Rode, dramma del terzo marito Franz Werfel. Lo aveva conosciuto attraverso la sua poesia Der Erkennende, letta su una rivista nell'ottobre del '15, aspettando Gropius occupato a scegliere aristocratici stivali da militare. Alma «completamente tesa e aperta all'anima di Franz Werfel» ne musicò i versi. Dopo un anno l'amore per l'architetto soldato «aveva ceduto il posto a un matrimonio stanco, crepuscolare».

Nell'estate '17, la stessa settimana le porta in visita Paul Kammerer, nel cui ambulatorio veterinario era stata assistente per uno studio sulle mantidi - si sarebbe suicidato di lì a poco, accusato di illeciti - il consigliere di corte Strzygowski dalla mente creativa, e, dopo un incontro con l'ambasciatrice di Sassonia in lutto stretto per la morte di un figliolo piccolo, il poeta Franz Blei che reca con sé Franz Werfel. «Ringrazio in ginocchio il mio Signore che mi concede di comunicare da vicino con questi spiriti». Una notte del novembre successivo è una notte beata: «Offerta di pace della Russia. Forse il mondo finalmente si desta e si volge al bene», ma soprattutto «Werfel, Blei, Gropius. Esultavamo di musica» «… e non esisteva più nulla». Impegnata nel presenziare alle esecuzioni delle sinfonie di Mahler, Alma trova il tempo di sostenere il lavoro di Werfel, in confusione per la guerra. All'inizio del 1918 il racconto delle virtù del poeta si intreccia con l'elogio di Gustav Klimt, antica passione ormai composta nella bara. Le pagine della Vita traboccano di scavi introspettivi, come l'epoca impone; ma l'affollamento di pensieri contrastanti, talora luttuosi, anziché dipanarsi s'ingarbuglia, e così l'approdo sentimentale viene di volta in volta intravisto, afferrato, confrontato con le precedenti o concomitanti folgorazioni, oppure smentito con fastidio. Dall'ottobre dovrà rassegnarsi a fronteggiare, oltre ai propri, gli errori della figlia Anna, quattordicenne smarrita al primo amore, destinata a ben cinque matrimoni. Anna, Gucki dallo sguardo intenso, sarà alunna di De Chirico e diverrà scultrice di prestigio.

La conoscenza di Fritz von Unruh, scrittore e pittore che desiderava conoscere la «cara, veneratissima, gentilissima signora» avviene dopo gli orrori della guerra, la rivolta, con la caduta della monarchia, lo sciopero generale con disagi enormi e cadaveri per le strade, la nascita drammatica di Martin e la sua morte a soli dieci mesi. Alfredo Casella, che dirigeva allora il conservatorio di Roma e Maurice Ravel, di cui egli doveva eseguire un concerto, abitano nell'appartamento di Vienna per tre settimane, nel marzo del '20. Ravel «era un narciso»; al mattino «amava indossare abiti variopinti di raso, quando si presentava per la colazione imbellettato e improfumato». Del resto «tutti gli amici del gruppo dei musicisti francesi moderni» portavano «una maschera da pervertiti» in voga ovunque, a Parigi. Nervoso, aveva definito laboratoire la musica di Schoenberg. Lo accoglie di nuovo nell'immediato dopoguerra, per la Rapsodia spagnola, sempre eseguita da Casella «un figlio della natura». Si trova a dover procurare due pianisti per leggere la partitura che Oskar Fried non riesce a comprendere: sono Rudolf Serkin ed Eduard Steuermann, che fanno del loro meglio per istruire il dilettantesco conduttore. Alla notizia della morte di Ravel, il 28 dicembre 1937, Die Frau osserverà: «era come la luna tra due soli», ritenendo Debussy e Stravinskij «più forti e più originali».

Casella presenta ad Alma Giacomo Puccini, già visto a New York anni prima, «uno degli uomini più belli che abbia mai incontrato», ed ora molto malato. Puccini, poco impressionato dai Gurrelieder di Schoenberg (lasciò anzitempo la sala, come Mahler aveva fatto a Lwow dopo la scena della fucilazione di Tosca) più oltre apprezzò la sua modernità al punto da andare a sentire il Pierrot lunaire a Torino. «Cercò sempre di capire il proprio tempo, diversamente da Richard Strauss, che si chiudeva ermeticamente a tutto ciò che avrebbe potuto disturbare le sue abitudini».

In maggio Willem Mengelberg cura le celebrazioni di Mahler ad Amsterdam, portando Alma al cospetto del principe ereditario ed elevandola a protagonista dell'evento. Nel ricordo ella è più che altro interessata al permesso di fumare che l'aristocratico inaspettatamente concede a Schoenberg ed a se stesso, coinvolgendo tutti i commensali. All'inizio del 1921 la dimora di Vienna è piena d'italiani che la distolgono dalla meditazione: Italo Montemezzi che non ha successo con L'Amore dei tre re, opera pur dotata di «senso melodico autentico e […] vera maestria»; Ottorino Respighi disposto a danneggiare la propria carriera ostinandosi a divulgare le «composizioni dilettantesche» della giovane allieva appena sposata.

Il cordiale rapporto con lo scrittore Gerhard Hauptmann si estende a Werfel. Hauptmann è sempre giovane, ma tradizionalista al punto da rifiutare come ripugnanti i fiori delle avanguardie pittoriche e dell'atonalità. In attesa di abitare la nuova dimora di Venezia, Franz smaltisce sul Canal Grande l'insuccesso viennese dello Spiegelmensch, inaugurando il lavoro su Verdi. Ha il privilegio di poter trovare la concentrazione nel magnifico studio di D'Annunzio, la Casetta rossa che il Vate aveva lasciato nel 1918. 15) Gli ospiti di quei giorni prendono idealmente parte al progetto: il pensatore alternativo Mathias Fischböck si ispira a Ernst Křenek, nuovo amico di Anna; Jakob Wassermann induce alcune modifiche del manoscritto, per cui Werfel è costretto a rintanarsi nella villa del Semmering in rigorosa disciplina, per concludere il Roman der Oper. Se Alma giudica questo «un grande romanzo» e ne incoraggia con decisione la scrittura, pur non amando Verdi - «non ci sono mistiche nebbie o nuvole nere», ed egli predilige «gli amori e i matrimoni tra persone di razze diverse», ma, con Brahms, introduce ritmi neri - subito si dichiara dissenziente rispetto all'orientamento che contiene: «Per me Richard Wagner è stato il più grande e lo sarà per sempre» e se Das Judentum in der Musik ha condizionato la comune percezione del genio, «Gustav Mahler amò Wagner sopra ogni altra cosa». E qui sottende l'ambivalente opinione sulla razza giudaica, di cui parrà condividere lo sprezzo, affascinata dalla «faccia spaventata […] che non raggiungerà mai la maturità» di Hitler, pronipote spirituale di Lutero, nel '33. Nel primo viaggio in Palestina, che segue la visione di Aida al Cairo, tra il '24 e i '25, deve accettare comunque di essere considerata ebrea alla dogana. La genesi di Paulus unter den Juden è il laborioso frutto dell'appartenenza. Alma veglia e partecipa, assaggiando questo frutto acerbo, stupita di come lo zelo del suo serissimo compagno ne faccia, grazie a lei, una persona assolutamente diversa dal giovane fannullone che era stato.

A Breitenstein Hugo von Hoffmannstahl anima la discussione intorno al suo dramma sulla libertà La Torre, e pochi giorni dopo, in seguito al verdetto di Schattendorf, Vienna diviene teatro di terribili scontri, a nove anni dalla proclamazione della Prima Repubblica. «Nella politica l'intellettuale è la disgrazia peggiore», perché adula le masse, non sapendo trattare l'uomo. Unica salvezza per l'Austria sarebbe l'annessione alla Germania, «Ma poi si sveglierà e non riconoscerà più il proprio sangue». Riflessioni politiche, che sconfinano in dichiarazioni di sapore lirico: «Che ne sapete voi, imbecilli, dell'incredibile felicità che io mi procuro con la fantasia». L'ebbrezza si procura con l'amore, la musica, il vino, la forte religiosità. «Con artigli d'acciaio artiglio il mio nido. Ogni genio per me è precisamente la giusta festuca… bottino per il mio nido».

La cornice veneziana è tormentata dagli incontri casuali con Oskar e dalle sue lettere deliranti. Il viaggio con Anna, da Roma a Napoli e, per nave, a Palermo, è pretesto di descrizioni. Da Segesta a Napoli e di lì a Genova, con un pilota dell'idroplano che aiuta a svuotare una bottiglia di vino panormita. In aprile madre e figlia sono nuovamente a Roma, e subito Alma si fa introdurre da Margherita Sarfatti «la regina senza corona d'Italia». Sdraiata su un sofà, l'artista caldeggia un panfascismo di cui, ebrea, non riconosce le insidie, che la colpiranno direttamente. Appena dopo la prima guerra Hans Pfitzner esprimeva entusiasmi per Hitler, litigando con Werfel. Col nazismo al potere muterà opinione. L'amica lo considera, con Strauss «il compositore più importante della Germania».

Alma assiste Arthur Schnitzler durante il lutto per il misterioso suicidio della figlia Lilli, proprio a Venezia, dove viveva con il marito italiano. È scossa e scrive: «sono sola in un deserto vuoto, straniero» e ne incolpa la poesia di Franz sulla morte di Lenin. Ne ama soltanto il ritmo. Anche il figlio di Hoffmannstahl si uccide, ed i padre si lascia morire in pochi giorni. Non sempre la signora approva le persone che la frequentano: di Johannes Schlaf aveva detto che non la interessava particolarmente, di Theodor Däubler, giunto al Semmering per farsi avvicinare a Paul Zsolnay - editore di famiglia e più in là coniuge di Anna - scorge solo inumanità. Si sente sollevata da tale malevola impressione, quando s'imbatte nella poesia yiddish di Schalom Asch, avversario politico di valore, di quelli che le piacciono: «Sono del mio sangue, fossero anche neri australiani».

Sulla soglia dei cinquant'anni, l'8 luglio del '29, Alma sposa Werfel, che ne ha trentanove, in una condizione di malessere totale, disorientata tra il ricordo di Kokoschka e la sensazione di perdere la libertà. Conscia che l'amore «ha lasciato il posto a un'amicizia molto stretta, interiore», vuol dare stabilità all'educazione di Manon. Ma un mese dopo dice Franz «perfettamente buono, puro e nobile». Il secondo viaggio in Egitto e Palestina sostituisce il sogno dell'India, seppellito per sempre. Nemmeno il capriccio di un investimento a Gerusalemme, dove vorrebbe una casa - nonostante il patrimonio depositato nella Banca Lazard di New York non sia più accessibile - viene esaudito, ma l'apprezzamento dei luoghi, rilucenti di un'inaspettata civiltà, e delle usanze, ripaga delle rinunce. L'impressione suscitata dalla sventura armena, spinge Franz a progettare I quaranta giorni dal Mussa Dagh, che vedrà la luce tra il '32 e il '33 dopo meticolose ricerche.

Il rapporto con Romain Rolland consiste in due lettere: comincia con l'invio di una lode per Jean-Christophe, ed il rammarico che a suo tempo la richiesta di esser ricevuto da Mahler non sia stata accolta. Nel '15 Rolland era stato insignito del Nobel. Fu cortese nella risposta alla vedova del compositore amato. Con Bruno Walter il contatto si riallaccia a Vienna, quando il direttore conduce la Seconda Sinfonia di Mahler; egli ne è l'interprete più perfetto e probabilmente la sua devozione al compositore è la più alta fra tutte. Alma ama Krauss, Klemperer, Kleiber, Stiedry, Scherchen, e Furtwängler «il più raffinato di tutti questi direttori d'orchestra erranti». Paul Valery compare nella villa da poco inaugurata nell'Hohe Warte viennese nella primavera del '32: bello, intellettuale, uno dei più intelligenti che esistano.

In quel periodo la fede, riaffiorata come discussione con Dio nella Basilica di San Marco, in Santo Stefano concretizza un riavvicinamento al cattolicesimo. Alma avrà stretti rapporti con il teologo Johannes Hollnsteiner. I due si attraggono ed influenzano reciprocamente, ed il giovane professore, documentatamente coinvolto, l'assiste al momento della perdita di Manon. Col tempo la stima per l'eminente personaggio, dalla fosca posizione politica, viene meno, ma Franz, nel '39, si adopera per liberarlo dal campo di concentramento. A New York, nel '41, Alma saprà della sua degradazione allo stato laicale e matrimonio. I Werfel non gli perdoneranno di averli allontanati da Dio. Tuttavia l'ex monaco agostiniano e l'amica rientreranno in contatto epistolare e si rivedranno nel '55 a New York.

La dama riserva la stessa pietà esercitata nell'assistenza a Mahler infermo, al vecchio drammaturgo Albert von Trentini ed a Julius Bittner, che soffrirà l'amputazione delle gambe. È profondamente toccata dall'adozione di un negretto piagato, dotato per la musica, da parte dei coniugi Weinzinger in Abissinia, immortalato da Werfel in Ascoltate la voce, e dalla bimba morta sulle ginocchia della mendicante, davanti al lussuoso palazzo dell'Opera al Cairo. Malgrado la pena, se la cava soltanto con qualche gesto. 16)

Il 18 febbraio 1934 Alma, sola con Manon, perché il marito lavora a Santa Margherita Ligure, si tranquillizza con champagne dall'assalto che imperversa nel suo quartiere. Si mostra, raccontando i fatti, dalla parte del cancelliere Schuschnigg. Tra le frequentazioni politiche della signora, il primo ministro francese Painlevé, legato all'amica di sempre Berta Zuckerkandl, il principe Starhemberg, Anton Rintelen, che la compromise pericolosamente subito prima del processo per il putsch di luglio, in cui fu condannato. Sarà Schuschnigg ad accompagnarla a Torre del Lago, alla villa-mausoleo di Puccini, per distrarla dalla recente dipartita di Manon dopo un anno di paralisi. L'abitazione di Fondamenta Contarini, nel sestiere San Polo, viene venduta con incommensurabile tristezza. «Quanto è terribile questo Dio, e se esiste, quanto è abominevole»! Affiora continuamente il rimpianto dei cari assenti: Martin, il bimbo di Werfel nato idrocefalo, nei primi tempi, Gustav, e soprattutto Manon, che provoca una sofferenza insostenibile.

The Eternal Road, finanziata da un gruppo di ebrei, non abbastanza soddisfatti del Dio troppo misericordioso che Werfel vi dipinge, viene affidata al musicista Kurt Weill, che non si rivela all'altezza dello scrittore; intanto questi merita l'entusiastica riconoscenza degli Armeni in America, per Mussa Dagh. Durante le serate a Parigi, dove tiene conferenze organizzate dalla Società delle Nazioni, Franz solidarizza con James Joyce, ormai quasi cieco, ma impareggiabile compagno di baldoria con libagioni ed arie verdiane urlate nelle trattorie. A Napoli Werfel va a trovare Benedetto Croce: è il tempo dell'accordo di Berchtesgaden con cui Schuschnigg firma la fine dell'Austria. Con l'evoluzione della catastrofe nazionale Alma deve raccattare soldi e gioielli come può, scuotere la famiglia dalla soddisfazione per gli accadimenti che si prospettano. Con Anna, riluttante perché «legata ad una combriccola di giovanotti di sinistra» e «al centro di un gruppo che faceva grande propaganda per il plebiscito», fugge verso Praga e Budapest. Le due donne raggiungono Franz a Milano e di lì si recano a Zurigo e Parigi. Dopo una digressione ad Amsterdam, per ascoltare l'Ottava di Mahler diretta da Mengelberg, Alma e Franz ritrovano Anna a Londra, sempre tra gente ignara della tragedia incombente. A Parigi dopo tre settimane patiscono la notizia di una disgrazia inquietante: il poeta Ödön von Horvath resta ucciso dal crollo di un albero abbattuto da un fulmine predestinato.

Il soggiorno estivo a Sanary-sur-mer, che potrebbe offrire una parentesi di serenità, è preceduto immediatamente dal primo infarto di Franz, gran fumatore. I Werfel rimarranno due anni nella «dimora remota e solitaria», dove lo scrittore, ripresosi, abbozza Un posto in paradiso, e poi Cella, sulla storia di una pianista nella rovina dell'Austria, destinato a rimanere incompiuto. Anna si stabilisce a Londra. La madre la va a trovare pur detestando la città. Invita da lei Rudolf Olden, scrittore antinazista in seguito perito, con il marito di Monika Mann e tanti bambini, nella sciagura della nave che li portava in America, affondata da una mina.

Nel salotto del Royal Madeleine, Die Frau riceve con emozione Gustave Charpentier, che le parla ancora e sempre della sua Louise. Vi si avvicendano la Sarfatti, gli Zernatto, Géraldy, Lehár, Gillet e l'ex ambasciatore Clauzel, Feuchtwanger, Milhaud. Franz è impegnato a dimostrare al pubblico francese come «Il gelido abbandono di Dio e la delinquenza politica» servono a raccogliere i frutti della speranza che ha messo radici in almeno una delle diecimila persone morte silenziosamente, inosservate. La duchessa di Windsor possiede un cane sporco ed insolente: l'animale ammorba l'opulenza in dissoluzione di un rinomato atélier dove Alma accompagna un'amica. Fuori vita senza lavoro e senza musica, sospetti di spionaggio, richieste di documenti, treni indicibilmente affollati ed impossibilità di muoversi. Attesa del nulla con le notizie delle progressive entrate in guerra ed occupazioni. Ad un certo punto s'impone l'esilio, avventuroso e pieno di umiliazioni, nell'estate rovente del 1940, con tutto il tesoro di famiglia, comprese partiture preziose - il manoscritto della Terza Sinfonia di Bruckner di cui Hitler cercherà di impadronirsi - in una borsa, l'unica parte del bagaglio che non va perduta. Accompagnano la coppia il figlio ed il fratello di Thomas, Golo ed Heinrich Mann, con la moglie Nelly. L'attraversamento dei Pirenei frutta l'incontro con il miracolo di Bernadette a Lourdes. Il romanzo che ne sortirà rappresenta il voto di Franz affinché l'abbandono dell'ultimo lembo d'Europa possa andare a buon fine. Dalla quiete paradisiaca delle due settimane a Lisbona, all'imbarco su una nave greca, mentre la Grecia firma l'ingresso nel conflitto, in mezzo all'oceano, il gruppo abbandona il vecchio mondo.

I Werfel, dal 30 dicembre abitano a Hollywood, in Los Tilos road, dove vivono spensieratamente e Franz lavora al libro su Bernadette, «che gli agita la mente». Ma già in maggio «Si vive in un modo talmente provvisorio che ogni parola pare troppo stabile». Nella «piccola cerchia di persone di valore» fatta per lo più di anziani transfughi sradicati, si ritrovano Schoenberg ed Erich Korngold, e si fanno incontri: Benjamin Britten, «persona eccezionale» con Peter Pears, Homolka, Remarque, Thomas Mann, che dà la prima lettura del nuovo romanzo il cui «protagonista è un musicista», Marc Chagall, occhi e mente chiari, senza retorica, quella retorica che invece punisce Furtwängler figurandoselo nazista. Franz riesce a pubblicare Il canto di Bernadette ed a farne un copione per Hollywood. Con il guadagno di cinquantamila dollari può comprare la villa dell'attrice May Robson a Tuscolo, nella contea di Beverly Hills, uno Steinway ed una bellissima radio, acquisti turbati, però, da guai giudiziari per diritti d'autore.

Jan Masaryk, ministro degli Esteri cecoslovacco in esilio e speaker della BBC, aveva accettato di introdurre una trasmisssione radiofonica dedicata alle sinfonie di Mahler, legandosì in tal modo con i Werfel, con i quali poteva discorrere di politica esprimendo tutta la sua apprensione per la sorte della Patria. A Mosca aveva avuto un colloquio con Stalin, mostratosi immune da responsabilità per il comportamento del suo esercito. Jan fu trovato senza vita, come se se la fosse tolta puntandosi la pistola alla tempia, nel '48. Progettava di lasciare definitivamente l'Europa.

Da un'intossicazione da nicotina, il 12 settembre del '43 comincia il declino di Werfel. Nelle pause che gli lascia la malattia incontra il pittore Bemelmans a Malibù, con il musicista Bryn, che riduce per pianoforte le sinfonie di Mahler affinché Alma le possa suonare, Joan Fontaine che s'improvvisa cuoca, e scrittori fuggiaschi, Gusti e Gustav Arlt, quasi fratelli (opportunisti e profittatori secondo Franz) cui Alma dedica la sua autobiografia. Meno graditi il premio Pulitzer Upton Sinclair e la moglie, ricchi socialisti ostentatori di caotica modestia, asserviti allo spiritismo. Franz scrive in un grande bungalow a Santa Barbara, ansioso di finire l'ultimo romanzo, «una Divina Commedia del nostro tempo», e la moglie lo va a trovare spesso, perché né l'uno, né l'altra sopportano la separazione. E sì che in procinto di sposarsi, la donna, trepidante per la differenza d'età, sperava: «C'è solo una salvezza. Separazioni abbastanza frequenti». Lo trova esanime una domenica mattina dell'agosto 1945. La cerimonia funebre civile, cui non presenzia, merita l'onore di Bruno Walter all'organo e Lotte Lehmann con un Lied di Schubert. L'orazione è pronunciata da Monsignor Georg Moenius. 17)

Il temporaneo ritorno a Vienna, nel '47, quando è ormai cittadina americana, riserva ad Alma amarissime sorprese: la villa bombardata, perduti i manoscritti ed i libri stivati al piano superiore che non c'è più. Mahler Strasse è stata mutata in Maistersingerstrasse, e distratti da Hitler i fondi per il monumento al compositore. Il busto di Mahler compiuto da Rodin è stato rimosso dall'Opera e fuso, ma la vedova ne conserva una copia di cui risarcirà il teatro. I dipinti ceduti da Carl Moll alla Galleria d'Arte sono stati confiscati. Alma se ne fa un cruccio che le amareggerà il resto dell'esistenza, ed ingaggia una battaglia per rientrarne in possesso: soprattutto vuole indietro Il Sole di mezzanotte di Edward Munch, cui è legata perché donatole da Gropius alla nascita di Manon. Ma nessun ricorso alle autorità, come alle conoscenze influenti, tutte stremate dalla guerra e decadute, vale a restituirle le opere d'arte di famiglia. Per protesta non vorrà più rivedere la sua città, rifiutando gli inviti, nonostante le preghiere di Bruno Walter che la proporrà come presidente onorario della nuova Società Mahler. Colpita da difficoltà finanziarie dovute ad una perdita d'interesse editoriale per gli scritti di Werfel, manda all'asta diversi manoscritti. 18)

A settant'anni è più aggraziata che nel passato, trascorso perlopiù da imponente Giunone. Si sente ancora «una persona che si evolve» senza aver però conquistato «la serena saggezza della vecchiaia». Conserva la malia dei suoi occhi chiarissimi e, nella parlata inglese mai del tutto padroneggiata, una marcata inflessione tedesca. Però in un'intervista radiofonica riprende affabilmente l'interlocutore sulla corretta sonorità della erre iniziale germanica. 19) Riceve la visita di Britten e la dedica del Nocturne for tenor and small orchestra, e parte un'altra volta per Parigi e Roma accompagnata da Gusti Arlt e Marietta Torberg. Sempre interessata alle persone, fa conversazione con Thornton Wilder, incontrato in navigazione. Con gioia si ricongiunge ad Anna, al fallimento del matrimonio con Anatole Fistoulari, il quarto, trasferita con la seconda bambina, Marina, a Los Angeles. 20) Alla morte della madre, venduta la casa newyorkese, tornerà a Londra, e vivrà a lungo a Spoleto. Sposerà nel 1970 il segretario di Werfel, Albrecht Joseph, noto sceneggiatore anch'egli esule negli USA, da cui divorzierà nove anni più tardi.

Nel 1952 Alma si ritira a Manhattan, dove il clima le è più congeniale, in un appartamento con due stanze piene dell'intera sua vita, una delle quali rappresenta il potere delle parole, l'altra quello della musica. Le restano due eredità da coltivare: una musicale, l'altra poetica. La figlia scultrice le celebrerà nelle opere che ne ritraggono i protagonisti. Come si era rappresentata nelle Memorie, «Mi è stato concesso di rivivere in altre menti più vaste quelle doti creative che possedevo», Frau Schindler-Mahler-Gropius-Werfel conferma, appagata: «Dio mi ha concesso di conoscere le opere geniali del nostro tempo prima che lasciassero le mani dei loro creatori. E se per un certo tempo ho potuto reggere la staffa di questi cavalieri della luce, ebbene, la mia esistenza è giustificata e benedetta».

 

 

 

 

 

 

Alma Schindler, Vienna, 31 agosto 1879 - New York, 11 dicembre 1964

Le immagini sono tratte da alma-mahler.at e gustav-mahler.eu