LA "CASA D'ARTE" FUTURISTA DEPERO - I)



di Giulio Cavallucci

Laboratori di arti applicate a Rovereto tra le due guerre

parte prima

ABSTRACT
INTRODUZIONE


CAPITOLO UNO
NASCITA E SEDI

 

_____________________________________

 

 

ABSTRACT

 

This Thesis is about Depero's House of Futurist Art, the major of the Houses of Art that rose in Italy around the late Tens and the early Twenties of the XX Century. It is our purpose to analyze the products of applied art done by Fortunato Depero in his laboratory in Rovereto between 1919 and 1942. It is also our intention to prove wrong the recurrent definition of this kind of artworks as “lesser”, whereas they are perfectly equivalent, in novelty and value, to those considered “superior” like paintings, sculptures, architectures.


With the help of his wife, Rosetta Amadori, and a few women employees, Depero created tarsia of clothes (pieces of colored fabric inlaid with canvas) such as pillows, tapestries, berets, waistcoats. They would often have fairy-tale themes and bright colors. Though less popular than his paintings, which are about the only reason Depero is known to the ones not expert in the field, they boast a high quality and made great success from Italy to America. Among the most famous, it is fair to mention Serrada.

Through the years Depero achieved a copious activity on graphic design and gave an important contribution to advertisement: in our dissertation we will examine covers and illustrations he made for many magazines of his time (“Citrus”) as well as poster ads for various companies (“Campari”). For advertising purposes, the Master designed very particular pavilions too: one of them is the Book Pavilion, in 1927.

Beautiful and really original at the time is the “bolted book” Depero Futurista, conceived in 1927 in collaboration with Azari.


From 1928 to 1930 Depero lived with his spouse in New York, where he worked again as a maker of advertisement posters (“Venus Pencils”) and illustrator of magazines (“Vanity Fair”). In the “Big Apple” he was also a production designer for the theatre (American Sketches) and interior designer for restaurants, such as “Zucca's”.
Worth a mention are the works in buxus, a peculiar wood he used to upholster furniture and walls. Fortunato always strongly believed in the potential of this material, therefore, in the late Thirties, he contributed to its diffusion. One of the greatest artworks to remember in this category is Tavolo con pesci.

Additionally to come out of the laboratory in Rovereto were items of furniture, ornaments and funny-looking toys in painted wood, celebrating the puppets used for the stage show Balli plastici in 1918. Similar theatre reference, however, is shown in the humanized figures appearing in many of his intarsia and ads. We should also mention some projects, drawn by Depero and developed by handicraft companies, including plates, pottery, dresses, and the windows of the Trento's Palazzo delle Poste.

As for decorating, the artist designed interiors, mostly in the Twenties, for public places like the
Cabaret del Diavolo in Rome. Furthermore, in 1923, with the help of his wife and some colleagues, he altered his own home to host two cheerful futurist “watches”.

While thoroughly studying this prolific workshop, it was appropriate to observe the creative techniques behind its products as well, especially the ones in fabric and
buxus, and to inspect the administration of the business.

Like every other notable artist, Depero used to show and sell his works in several exhibits, some of them very successful, such as the one in Paris in 1925. Retrospectives started in 1970 with Bruno Passamani, and grew through the following decades mainly because of Maurizio Scudiero and MART museum.

The same MART has been curating today's Depero's House of Futurist Art since 1989: set in Rovereto, it is the first futurist museum in Italy, inaugurated in 1959 at will of the artist, and reopened to the public in 2009. Thanks to this institution many products of the House of Art, otherwise lost or damaged, could be preserved.

To write this thesis, besides books' consultation and visits to the today's House of Art, it was necessary to turn to the richest Depero's archive, still in MART: going back to the sources was, indeed, the only way to find truthful, unpublished and detailed informations. Thus, in the following text there will be many references to the documents we referred to, with attention to their collocation. Naturally, at the foot, there are many illustrated works, for the presence of pictures, is essential to a study in history of art.

With such an abundance and variety in Depero's production, in the examined period, and its quality and novelty, we hope that this kind of studies will be continued, in order to make future generations more participating.

 

 


Il presente lavoro si propone di analizzare la Casa d'Arte futurista Depero, conosciuta anche come l'“Officina del Mago”. Più in generale, si prende in considerazione l'attività di Depero nell'ambito delle arti applicate negli anni di attività della Casa d'Arte, aperta nel 1919 e chiusa nel 1942. Si parte dai quadri in stoffa La cavalcata fantastica ed Il corteo della gran bambola per Notari, del 1920, fino ad arrivare ai trittici per il Grand Hotel Trento ed al mosaico Le arti e le professioni per l'EUR, del 1942. Quindi vengono passate in rassegna le opere in tarsie di panni colorati - principalmente i cosiddetti “arazzi”, ma anche cuscini e baschi - mobili in legno e, soprattutto, in buxus, materiale con cui vennero realizzati anche pannelli e suppellettili; ambientazioni ed arredamenti di locali; giocattoli; manifesti, locandine e padiglioni pubblicitari; copertine ed illustrazioni interne di riviste; l'originalissimo “libro imbullonato” Depero futurista, realizzato in collaborazione con Fedele Azari nel 1927.

Importante e degno di trattazione è pure il primo soggiorno newyorkese, tra il 1928 ed il 1930, a cui risalgono l'apertura della filiale americana della Casa d'Arte e molti dei lavori per il teatro, per alcune ditte da reclamizzare, per importanti riviste, quali le ancor oggi famosissime “Vogue” e “Vanity Fair”, e l'arredamento di locali, come i ristoranti
Enrico & Paglieri e Zucca's. Tra il 1947 ed il 1949 Depero torna a New York, ma questo secondo soggiorno, peraltro meno fruttuoso del primo, non rientra nell'arco cronologico della nostra trattazione.

Vengono qui analizzate anche le tecniche realizzative di queste opere e le compravendite di alcune di esse, con qualche cenno, corroborato dalla disamina di documenti dell'epoca, sulla contabilità ed il tenore economico del laboratorio. Infine, si riporta un elenco delle esposizioni principali, retrospettive e non, focalizzate prevalentemente sulle opere d'arte applicata di Depero; segue un'analisi dell'attuale Casa d'Arte futurista Depero a Rovereto, il primo museo futurista d'Italia, aperto al pubblico nel 1959, poi acquisito dal MART e riaperto nel 2009, dopo lunghissimi restauri, in occasione del centenario del futurismo.

Per l'attività pittorica, più conosciuta e meno originale, ci limitiamo a qualche doveroso cenno e raffronto. Per lo stesso motivo non si è ritenuto opportuno soffermarsi a lungo sui dati biografici del Maestro, facilmente reperibili su buona parte della bibliografia e su molti siti web.

Tra i massimi esperti dell'artista roveretano abbiamo oggi Maurizio Scudiero, 1) Gabriella Belli 2) e Nicoletta Boschiero. 3) Precedentemente, notevoli sono stati i contributi di Bruno Passamani. 4) Intraprendere uno studio su Depero dunque non può prescindere dalla bibliografia di questi autori, mentre per ulteriori e più dettagliati approfondimenti, come vedremo nella conclusione, è necessario risalire alla fonte, ovvero lo sterminato fondo Depero presso l'archivio del MART.

La scoperta dell'opera deperiana è postuma, a partire dagli studi di Passamani degli anni Sessanta, per intensificarsi nei decenni successivi. Per estensione lo stesso movimento futurista ha cominciato ad essere rivalutato, con la lucidità della prospettiva storica, da Enrico Crispolti, nel medesimo periodo.

Nel secondo dopoguerra e negli anni Cinquanta era stato invece accantonato, soprattutto riguardo alla fase post-boccioniana, per i suoi legami con il regime fascista, all'epoca caduto da poco. Un'ulteriore impennata degli studi sul futurismo c'è stata poi in concomitanza con la ricorrenza del centenario, nel 2009. Tuttora nei manuali di storia dell'arte e nelle pubblicazioni più generaliste ci si limita a trattare l'avanguardia prevalentemente nella sua prima stagione, ovvero dal 1909 al 1915-1916. Questi anni segnano, rispettivamente, la pubblicazione del Manifesto del futurismo, avvenuta il 20 febbraio su “Le Figaro” ad opera di Marinetti, di Ricostruzione futurista dell'universo, di Balla e Depero, e della morte di Umberto Boccioni. Di quanto accaduto da qui alla dipartita di Marinetti nel 1944, anno con cui convenzionalmente l'avanguardia viene fatta terminare, si parla ancora poco.

Ed è proprio di un fenomeno avvenuto in questo lasso di tempo che il seguente studio si occupa, ovvero della principale tra le “Case d'Arte” futuriste. Si tratta di laboratori di arti applicate più o meno prolifici, duraturi e fortunati, sorti da nord a sud della Penisola dalla fine degli anni Dieci e sopravvissuti fino ai Trenta, conseguenza diretta del citato manifesto Ricostruzione futurista dell'universo
che si proponeva di portare l'arte in tutti gli aspetti della vita quotidiana, modernizzandola all'insegna del dinamismo. Oltre alla “Casa d'Arte” futurista Depero di Rovereto ricordiamo, per quanto riguarda la capitale, la Casa di Giacomo Balla, in testa, futuristicamente decorata in ogni dettaglio e visitabile anche dal pubblico; la Casa d'Arte Italiana, di Enrico Prampolini e Mario Recchi, officina, oltre che sede della rivista “Noi”; la Casa d'Arte Bragaglia, dei fratelli Anton Giulio e Carlo Ludovico, anche galleria, che ha ospitato importanti esposizioni di grandi artisti italiani - tra cui lo stesso Depero, nel 1921 - ed europei; e quella di Ugo Giannattasio, una meteora, che ha dato vita solo ad alcune tazzine. A Milano sorgevano le “Creazioni d'Arte” di Cesare Andreoni, di grande spessore e varietà di produzioni; l'Officina “Dinamo-Azari” di Fedele Azari, editrice del “libro imbullonato” Depero futurista; l'“Officina Creazioni Pizzo” (Giuseppe Pizzorni), di brevissima durata, specializzata in ceramiche. A Savona operò Giovanni Acquaviva, famoso per arredamenti, pubblicità e maioliche. A Firenze Thayaht (Ernesto Michahelles), l'inventore della tuta, focalizzato sulla moda. A Bologna, poi trasferitasi a Roma, è la Casa d'Arte (“Casa dei Futuristi”) di Tato (Guglielmo Sansoni), che ha prodotto molto, tra mobili, suppellettili, arredi ed arazzi, ma di cui nulla è pervenuto. Ad Imola, con una succursale anche a Firenze, è la Casa d'Arte di Mario Guido Dal Monte, conosciuta principalmente per i manifesti pubblicitari. Nel centro di Napoli era situata la “Bottega di Decorazione” di Carlo Cocchia e del fotografo Giulio Parisio, tra le meno note, che ha solo esposto qualche mobile e decorato pochi locali. Per concludere l'elenco, anche la Sicilia vantava fiorenti laboratori, ovvero la Casa d'Arte di Pippo Rizzo e quella di Vittorio e Gigia Corona (Luigia Zamparo), entrambe a Palermo, polivalenti, ma specializzate nei mobili la prima, e negli arazzi la seconda. 5) Spesso le donne, principalmente mogli e figlie dei fondatori, anche se non sempre direttamente accreditate, fatto salvo il caso di Gigia Corona, svolgevano un lavoro fondamentale, controllando e talvolta persino modificando i progetti, occupandosi della tessitura dei manufatti in stoffa ed anche degli aspetti meramente logistici ed amministrativi.

Il lavoro che segue è articolato in numerosi, brevi capitoli, paragrafi e sottoparagrafi, inframmezzati da alcune immagini, al fine di razionalizzare e suddividere al meglio gli argomenti, e di rendere più snella la lettura. Corredano il testo abbondanti note a piè di pagina, generalmente atte a specificare fonti e riferimenti delle varie nozioni trattate e citazioni inserite. In appendice vi sono numerose fotografie - operazione imprescindibile in uno studio storico-artistico - alcune d'epoca del laboratorio e di certi allestimenti, altre di varie opere di tutte le tipologie considerate, con le relative indicazioni della provenienza; un elenco dei testi, siti web e documenti d'archivio consultati, conclude lo scritto.

Avvertenze:

La dicitura “coll. Dep.”, presente in molte note a piè di pagina, sta per “collocazione fondo Depero”, nell'archivio del '900 del MART di Rovereto. Le collezioni, invece, si indicano con il termine per esteso. Le misure delle opere riprodotte in appendice, quando presenti, si riferiscono sempre ad altezza per larghezza, ed eventualmente per profondità. Quando vi sono più immagini affiancate, le descrizioni sono sempre da sinistra verso destra.

 

CASA D'ARTE FUTURISTA DEPERO

"Nella realizzazione della Casa d'Arte, nell'originalità dei quadri di stoffa, nella grafica dei manifesti pubblicitari: lì risiede il vero colpo di genio, l'idea centrale di un atteggiamento artistico che è lungimirante." 6)

1 - NASCITA E SEDI


Nel vasto panorama di Case d'Arte sorte lungo tutta la Penisola a partire dalla fine degli anni Dieci, quella fondata da Fortunato “Nato” Depero (Fondo, Trento, 30 marzo 1892 - Rovereto, Trento, 29 novembre 1960) è stata senz'altro la più famosa e feconda, oltre che la più longeva. Ribattezzata da Marinetti la “maison magique” 7) - come il dipinto e l'arazzo dello stesso Depero, entrambi del 1920, in cui se ne illustra l'attività con un'aura geometrico-magico-metafisica, fu fondata dall'artista Trentino nella sua Rovereto, segnata dalla Grande Guerra, durante la tarda primavera del 1919. La fondazione avviene conseguentemente al ritorno dai soggiorni romani presso il Maestro Giacomo Balla, e capresi dall'amico svizzero, poeta dandy ed egittologo, Gilbert Clavel - per il quale disegna le illustrazioni del libro Un istituto per suicidi (Roma, Bernardo Lux editore, 1917) - nonché dopo la parentesi bellica ed alcune esperienze teatrali. 8) È per questo che l'officina si avvia con un leggero ritardo rispetto a quelle romane di Balla, Prampolini e Bragaglia. Ma anche perché Depero è una persona pragmatica, vuole evitare di applicare del puro e semplice decorativismo ad oggetti che spesso e volentieri finiscono col rivelarsi inutili, concentrandosi invece sulla creazione di qualcosa di effettivamente fruibile, superando i limiti morrisiani delle altre Case d'Arte con una trasposizione del suo stile pittorico anche su altri supporti. Insomma, bisognava fare i conti con le reali possibilità di mercato, di gusto e di funzionalità, aprendo, come diceva egli stesso, "nuovi orizzonti all'artigianato italiano".

La sua casa-bottega ha una prima, modesta sede (l'ambiente principale di lavoro misura 4 metri per 4) in via Vicenza, sul torrente Leno, per poi spostarsi nell'agosto 1920, ma sempre restando in paese, in una dimora più grande (l'ambiente principale di lavoro misura 11 metri per 9) ed adeguata, la casa Keppel (figg. 1, 2, 3), sita in via 2 novembre n. 14, nel rione Santa Maria (oggi via Santa Maria, 44), ove nel '600 alloggiò il grande pittore napoletano Francesco Solimena. Come collaboratori, per i lavori in stoffa aveva la fedele consorte Rosetta “Nina” Amadori (Rovereto, Trento, 1893 - ivi 1976) - una “crocerossina dell'arte e del penoso calvario dell'artista” 9) come amava chiamarla il marito - con alcune operaie, di cui quattro fisse - tra cui le celebri Ines Fatturini e Matilde e Lia Righi - ed altre convocate all'occorrenza; per i mobili, suppellettili, giocattoli in legno e buxus e per le vetrate si appoggiava invece ad alcune ditte locali. La tecnica della tarsia di stoffe colorate, per mezzo della quale hanno visto la luce arazzi, arazzetti e cuscini, è il “cavallo di battaglia” del laboratorio, che gli garantirà lunga vita e recensioni positive da parte della critica, anche all'estero. Nell'officina vengono inoltre realizzati e concepiti locandine, affiches e padiglioni pubblicitari, copertine ed illustrazioni per riviste, ambientazioni d'interni, capi d'abbigliamento. Il tutto caratterizzato dall'inconfondibile, dinamico, geometrizzante e vivace “stile Depero”, e dall'effettiva e pratica utilità quotidiana, in ottemperanza ai diktat del manifesto Ricostruzione futurista dell'universo, steso da Balla e Depero l'11 marzo 1915. 10) L'intenzione è quella di “trasformare la sedia, il mobile o il soprammobile in personaggi, la tappezzeria in racconto colorato, tutti gli oggetti in stimolatori di emozioni fantastiche e non estetico-funzionali”, 11) in una concezione vicina a quella dadaista. Tra le pitture che fanno esplicito riferimento alla neonata officina, invece, abbiamo Io e mia moglie, del 1919, Ricamatrice, del 1922, Lettrice e ricamatrice automatiche, e la già citata La casa del mago, ambedue del 1920, in cui la luce gioca un ruolo primario. L'attività andrà avanti fino alla seconda guerra mondiale. Durante questi anni Depero avvierà, come vedremo, filiali anche a Parigi (1925-'26) e New York (1928-'30). Ipotizzerà inoltre un'apertura pure a Milano, nel 1927, e soprattutto a Trento. Per quest'ultimo caso - “Officina d'arte fascista Depero. Progetto antisanzionista per lo sviluppo commerciale degli arazzi e cuscini” - gli studi, iniziati nel 1936 e ripresi nel 1942, erano abbastanza concreti, corredati da preventivi, relazioni tecniche ed elenchi dei soggetti, fascisti e nostrani (cioè trentini), previsti, sottoposti alle autorità locali. 12) Ne parla anche nella sua autobiografia: “Sono convinto che sarebbe molto opportuna un'officina, un laboratorio, una scuola-palestra d'arte decorativa moderna a Trento, industrialmente e commercialmente organizzata. Essa sarebbe una feconda fucina di propaganda, non solo artistica, ma anche turistica e rappresenterebbe una redditizia bottega d'arte, utile agli artisti, alle piccole industrie ed agli artigiani. […] Desidererei riprendere organicamente la lavorazione dei miei arazzi, e rendermi in tale forma anche molto utile al mio paese. Nel Trentino poi non esiste una produzione artistica decorativa caratteristica. […] Anche per questo, fedelissimo al mio Trentino, sarei felice che in Trento risorgesse la Casa d'Arte Depero; una miniera d'arte decorativa fascista. […] Sono pure della opinione di imprimere ai nuovi soggetti carattere fascista e di illustrare costumi, usi, motivi e bellezze della nostra regione. Non vi è mezzo più efficace dell'arte decorativa per propagandare le caratteristiche regionali.” 13) L'officina avrebbe avuto sezioni per le pitture, opere in bianco e nero, arazzi, tarsie in buxus, plastica, operato teatrale, edizioni, arte pubblicitaria, fotografie e stampe, tutte a loro volta ulteriormente ripartite secondo criteri iconografici. Ciò verrà poi realizzato, sia pur con delle differenze, nella “Galleria Museo Depero”, aperta nel 1957, come spiegheremo nell'ultimo capitolo.

Le ultime creazioni, nel 1942, sono i trittici in stoffa su pesca, caccia, natura trentina e Trento simbolica, per la sala ristorante del Grand Hotel Trento, incastonati in una parete lignea ed ancora in essere. Sappiamo che il 20 maggio erano terminati, poiché la direzione dell'hotel invia una missiva all'autore chiedendogli come ed in che posizione collocarli. 14)


 

 

 

1 - continua