LA DAMA SCOMPOSTA


di Linda Trabucco

Lisa Cristiani, prima violoncellista, grande esploratrice



 

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Quando Elise Barbier Chrétien debutta nelle sale di Parigi, nel 1844, ha solo diciotto anni. Viene subito apprezzata per la figura garbata, il suono sicuro, la tecnica già matura. Ma soprattutto desta grande curiosità e sorprende i critici per i quali il violoncello è uno strumento esclusivamente maschile. Elise suona con delicatezza e questo suscita l'imbarazzo di sentire in un'inattesa versione gentile le energiche ruvidezze cui si era abituati. Nonostante, però, la fanciulla indossi larghi abiti da cui altro non può spuntare che la punta degli stivaletti, qualche giornale non ne approva la postura: «Zahlreiche Presseberichte belegen, dass Cristianis Konzertauftritte allerorten von der Frage begleitet waren, ob die Virtuosin dem Instrument dieselbe Stellung giebt, welche die Herren beim Spiel desselben für nöthig erachten, von der Ansicht ausgehend, daß das Violoncell in Damenhand nur eine unschöne Erscheinung bleien könne». Cioè - scrive la Neue Zeitschrift für Musik nel 1845 - «Numerose rassegne stampa riferiscono che le apparizioni concertistiche della Cristiani erano accompagnate dalle domanda, se la posizione che la virtuosa dà allo strumento è quella che necessariamente i signori considerano nel suonare lo stesso, il violoncello, in mani femminili, poteva solo apparire una cosa brutta».

Elise, nata presumiblilmente nel '27, allevata dal nonno, pittore, insegnante di Luigi Filippo, beneficiò di frequentazioni culturalmente elevate. Prese lezioni di canto e composizione da Auguste Wolff, e violoncello da Bernard Benazet. Presto in tournée europea, si fa chiamare all'italiana, Lisa Cristiani, pronta ad incantare il pubblico di Austria e Germania, disposto ad ascoltarla anziché osservarla. Con il cachet già cospicuo può permettersi di comperare dal liutaio parigino Sébastien Bernardel, uno Stradivari del Settecento, appartenuto a Jean-Louis Duport, strumentista di Federico il Grande, che la seguirà ovunque. Il prezioso violoncello era approdato in Francia da Cremona, durante le ultime fasi dell'occupazione franco-ispanica dei territori lombardi.

Al Gewandhaus di Leipzig la ragazza suscita l'entusiasmo di Mendelssohn, che l'accompagna al pianoforte e le dedica il Lied ohne Worte in Re maggiore. A Copenhagen è tra i virtuosi da camera del re, ma parte per la Svezia, e dopo una nuova stagione in Germania, si trasferisce nelle città del Baltico ed a San Pietroburgo, dove l'ascolta Berlioz. A quel punto pare prevalere sulla curiosità per la persona, il desiderio di sentirla suonare.

In quel tempo la fanciulla col violoncello si trasforma in un'irrefrenabile Ulisse, proiettandosi da Mosca alla Siberia, continuando a viaggiare nel gelo, tra una tappa e l'altra, sino alla penisola di Kamchakta, dove si esibisce gratuitamente nel Palazzo del Governatore. Instancabile, affamata di esperienze tra popolazioni sconosciute, si spinge in Ucraina, Lituania e Caucaso, felice di questo straordinario Tour du Monde la cui testimonianza, in lettere e documenti verrà pubblicata nel 1863. A Pjatigorsk Lev Tolstoj ha modo di fare la sua conoscenza.

Intimorita, ma non abbattuta, dalle sortite notturne di balene del Pacifico, o in coraggiosa navigazione sull'insidioso lago Baikal, Lisa si muove con la sola compagnia di una domestica ed un anziano pianista tedesco. Si lancia nell'esplorazione di Terre lontane abbracciando l'inseparabile strumento nei momenti di pericolo, incurante di chi, nella civile media Europa, la considerava impudente. Giunta, al seguito del generale Mourawiev, a Kachta, in attesa dell'autorizzazione a sconfinare in Cina, che non arriverà, incanta la gente del luogo digiuna di simili esibizioni. Studia le abitudini locali, non tirandosi indietro di fronte alla carne grassa e speziata da immergere nell'aceto, servita in casa di un nobile mandarino, con il solo lusso di adoperare le personali posate occidentali, anziché i bastoncini d'avorio. Le scorribande degli eleganti nomadi Buryat l'affascinano particolarmente. È coinvolta nelle loro vertiginose corse a cavallo, concluse con l'invito a pranzo sotto la tenda di feltro, tra innumerevoli brindisi con champagne.

La spedizione verso Yakutsk e Okhotsk, con il governatore di Irkutsk, cui l'artista si aggrega, ha scopo di conquista militare. Lisa raggiunge con un convoglio scomodissimo Petropaulowsk. I Manciù con cui viene in contatto nel corso del viaggio, la spaventano un po' per le abitudini primitive e lo sprezzo della donna. Dall'emozionante eterno sudario di neve, comincia a temere, a stancarsi dell'ignoto. Arriva a Novo-Cherkash, capitale dei Cosacchi, nel settembre 1853, evidentemente debilitata, heureuse comme un galet en pleine tempête. Un mese dopo, il 24 ottobre, il colera ferma per sempre il suo entusiasmo. Il suo monumento funebre è lì, eretto dagli abitanti che hanno tanto amato l'intrepida artista ventiseienne.

Il violoncello di Lisa Cristiani venne raccolto dall'ambasciatore francese a Costantinopoli Edouard Thouvenel. Qualche testimonianza attribuisce ora la proprietà dello splendido strumento a Charles Nicolas Baudiot, ma le discordanze di date ne fanno dubitare. Sappiamo invece del musicista ed imprenditore Édouard Bénazet, che gestiva con il padre Jacques una famosa casa da gioco a Baden Baden. Nel '62 vi inaugurò un teatro, iniziando un festival estivo seguitissimo. Scritturò per un'operetta Charles Gounod con il librettista Jules Barbier, zio di Lisa, che probabilmente gli segnalò l'esemplare. Questo passò poi a Paul-Antoine Bénazet, deputato del Parlamento francese, che nel 1878 lo riaffidò alla bottega Gand & Bernardel Frères. Da lì lo strumento arrivò nelle mani del professionista ventenne Hugo Becker, che dopo dieci anni, nel '94, lo cedette alla Ditta inglese Hill & Sons, da cui, nel 1902 lo acquistò il chirurgo collezionista Charles James Oldham, il quale ne fece dono, con tutti i records, allo Stato Inglese, che rifiutò. Tornato agli Hill, il Cristiani fu venduto a Charles Benjamin Lutyens. L'ultimo proprietario fu Lewis Bruce, che ne entrò in possesso nel 1936. Da sua nipote l'ottenne in comodato la Fondazione Walter Stauffer nel 2005, per l'esposizione Gli Archi di Palazzo Comunale a Cremona. Strumento magnifico, di acero ed abete rosso dalle venature straordinarie, il Cristiani, è passato indenne attraverso il tempo e le avventure, appena sfiorato da qualche tarlo sul fondo: primo esperimento indipendente di Stradivari verso i moderni esemplari piccoli di forma B, che realizzò a partire dal 1707, conserva in ogni particolare le proporzioni mirabili attribuitegli dall'autore, di cui rappresenta uno dei gioielli più celebrati.

 

 

 

 

 

 

 

La litografia che ritrae Lisa Cristiani appartiene all'articolo Les pérégrinations singulières d'une violoncelliste et de son Stradivarius en Sibérie.

L'immagine dello Stradivari-Cristiani proviene, come la maggior parte delle notizie sulla sua storia, dal volume Antonio Stradivari - Violoncello Stauffer ex Cristiani 1700, Eric Blot, Consorzio Liutai Antonio Stradivari Cremona, Fondazione Antonio Stradivari Cremona - La Triennale, 2009