BRUGES TRA SPECCHI E RIFLESSI

di Lucia Fontebasso

Le identificazioni morbose di Bruges-la-Morte

 

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Bruges è la morta e la morta è Bruges.

Questa equazione è alla base del romanzo di Rodenbach Bruges-la-morte: a una donna morta deve corrispondere una città morta. È proprio così che il protagonista, Hugues Viane, percepisce la città belga. Vedovo benestante, dopo la morte della sua amatissima moglie il mondo esterno, con i rumori, la folla, i movimenti, gli diventa estraneo. Sente il bisogno di un infinito silenzio, di un’esistenza monotona che non gli dia la sensazione di essere in vita. Trova a Bruges l’armonia con il suo lutto. La città, infatti, con i suoi colori, i suoi riti e i suoi canali immobili emana un profondo senso di morte: è il riflesso dello spazio interno dell’uomo, corrisponde perfettamente al suo stato d’animo. Nell’atmosfera muta delle acque e delle vie inanimate il vedovo sente meno la sofferenza del cuore. La città è un personaggio essenziale, appare umana, associata agli stati d’animo del protagonista: ora che è da solo, lui esce non per svago o divertimento, ma soltanto per cercare analogie tra il suo dolore e i colori e i suoni del triste ambiente circostante. Quando invece era andato a visitare la stessa città con la moglie, la malinconia dei luoghi non aveva intaccato la loro gioia.

Tutto fa da sfondo al lutto di Hugues: la chiesa di Notre Dame, per esempio, dove l’uomo entra ricercando e ritrovando la stessa atmosfera mortuaria che accompagna la sua esistenza.

Proprio quando esce dalla chiesa, più triste che mai, camminando lungo i canali di Bruges incontra una donna identica, in tutto e per tutto, alla sua defunta moglie: è Jane, il miraggio. Le Mirage è il titolo dell’adattamento teatrale del romanzo, dello stesso Rodenbach, in cui tutto ruota intorno alla somiglianza tra le due donne, in maniera ancora più evidente rispetto al romanzo, a partire appunto dal titolo.

Mirage è una parola che “nasconde” altri termini:
- è il miraggio di un uomo che si illude di vedere la sosia di sua moglie morta e poi addirittura la moglie stessa che parla con lui;
- la parola mirage rimanda a miroir, specchio: una donna specchio dell’altra;
- mirage contiene il termine rage, la rabbia che si impossessa dell’anima del protagonista;
- infine include anche la parola âge, età: un’unica età che ricompone passato, presente e futuro.


Nel momento in cui Hugues incontra Jane ha un’apparizione, crede che la sua donna sia risorta: stessi occhi, stesso sguardo, identica andatura, medesima corporatura, stessa voce addirittura: tutto si riflette come in uno specchio.

Da quel momento lei diventa la sua ossessione e lui rinasce, affermando di aver la fortuna di tornare a vivere: i minuti trascorsi con lei sono la risurrezione, mentre per tutto il resto del tempo lui è morto. In Jane ritrova la sua amata e si convince che baciando lei baci l’altra, rimanendo così fedele alla moglie. Si lega sempre di più a questa figura femminile, un’attrice che ben presto si rivela per quello che è: una donna libertina e superficiale, interessata al denaro e agli uomini. Ciò nonostante Hugues non riesce a fare a meno di lei, neppure dopo il rimprovero della defunta che nell’opera teatrale gli appare e parla con lui: ecco un altro miraggio. La sua morta gli parla come in sogno, vestita di bianco, simile ad un angelo, gli chiede di non dimenticarla, perché non c’è passato per due che si amano, c’è solo un tempo, un’unica età: ciò che fu sarà. Lei è con lui nella città, nei canali, nel suono delle campane.

Combattuto tra il desiderio per Jane e il rimpianto per la defunta, Hugues cerca di arrivare all’identificazione tra le due donne. Sia nel romanzo che nel testo teatrale, nel momento in cui spinge all’estremo il tentativo di ottenere il massimo della somiglianza facendo vestire Jane con gli abiti della moglie, gelosamente custoditi, ebbene proprio in quel momento è come se lui aprisse gli occhi e si rendesse conto del contrario, cioè della distinzione tra le due. Jane non è il suo angelo, anzi è proprio l’opposto, è tentazione, è peccato. La reazione è la stessa in entrambe le opere: la fa vestire in maniera identica e immediatamente non la vuole più, perché riesce a “separare i vestiti dalla carne”: gli abiti sono la sua donna, il corpo è il peccato. Anche Bruges “rimprovera” Hugues con il silenzio che proviene dai canali immobili e taciturni. Le austere campane sembrano giudicare la sua condotta, lo scuotono, gli entrano nella testa, lo violentano per ricordagli il suo peccato. Addirittura le torri deridono il suo miserabile amore in un primo momento, per poi diventare misericordiose e consolatrici nei confronti della rabbia di un uomo che cerca di perpetuare un amore nella morte.

Un giorno Hugues sente un’omelia sul significato della morte, definita la Buona Morte in quanto rappresenta un passaggio, una riunione delle anime con Dio. La morte ricostruisce l’equilibrio iniziale, la morte prepara alla gioia.

Rodenbach ripropone il concetto di morte purificatrice rievocando nelle sue pagine il quadro del Martirio di Sant’Orsola in cui le vergini, nonostante siano vittime di un martirio, appaiono tranquille e felici in quanto stanno per raggiungere la pace eterna. L’arco da cui provengono le frecce, che saranno la causa della loro morte, è per loro dolce come la luna: l’agonia che ne deriverà sarà infatti l’ultima prova da affrontare prima di arrivare alla gioia suprema.

Nel finale di entrambe le opere, Bruges-la-morte e Le Mirage, l’autore ricorre alla morte come ricostruzione dell’equilibrio iniziale.

Il giorno della processione del Sacro Sangue Jane si fa invitare a casa di Hugues, dove tutto ricorda la defunta, ogni oggetto ha il valore di una reliquia. Nel momento in cui lei apre la teca che contiene la treccia della moglie defunta e se la avvolge attorno al collo in senso di sfida e di provocazione, Hugues perde il controllo e, assalito dalla rabbia, la strangola proprio con i capelli che erano di sua moglie.

L’assassinio avviene in entrambe le opere allo stesso modo: attraverso la treccia della defunta, profanata da Jane. I capelli, dunque, tema centrale della poesia simbolista come Pelléas et Mélisande di Maeterlinck, dei quali aveva tanto parlato anche la moglie apparsa in sogno, sono la causa della fine. Nella treccia c’è l’anima di lei, la treccia è la causa della morte, la morte è l’identificazione finale.

Diverse prima, tornano ad essere un’unica cosa solamente alla fine: il corpo di Jane morta è lo specchio della moglie defunta. Solo così le due donne si confondono e si identificano nella morte e Hugues si sente di nuovo in pace e in armonia con la sua sposa e con la città.




 

 

 

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