SALLE E LE SUE CORDE ARMONICHE - IV)

di Linda Trabucco

Breve storia antica e moderna del paese
e dei suoi cordari nel mondo


parte quarta


I LABORATORI DIDATTICI

 

 

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Beniamino e Christelle, la signora Toro nata Gosselin, guardano lontano. Ben consci di dovere all'attività di famiglia, e di territorio, garanzie di continuità, s'impegnano ad animare il Museo di cui sono responsabili. Accolgono gruppi di studenti per una mattinata di conoscenza ed avvicinamento all'artigianato. Un minuscolo seme deposto con la speranza che la patria economia possa riprendere strade tuttora promettenti. La gestione dei laboratori stupisce per il modo in cui coniuga organizzazione meravigliosamente razionale ad ospitalità squisita. Si sa: il Museo delle Corde armoniche di Salle è sorto dalla necessità di conservare, e mostrare con fini esplicativi, l'arte che da questo borgo sul canyon dell'Orta ha varcato con onore i confini d'Italia e l'Oceano. L'opificio del Maestro Beniamino, la Toro strings, non può accogliere visitatori, per ovvie ragioni di sicurezza ed i materiali esposti nella moderna struttura comunale rimangono muti per i più, non possedendo immediatezza di definizione. Di questi problemi il direttore è conscio, tanto da adoperarsi per individuare le esigenze dell'informazione: ha consultato docenti e tastato il polso dell'utenza giovanissima, stabilito un contatto diretto con gli Istituti scolastici della zona, bandito per alcuni anni un concorso letterario destinato ai ragazzi.

Così bastano due ore per un corso base, se non ci si affeziona troppo e si decide, tempo permettendo, di trattenersi in compagnia dei Toro, genitori e figli, ad ascoltare tènere testimonianze di cordai ormai in pensione, prodighi di aneddoti vintage. La vasta sala conferenze introduce all'arte sallese mostrando in audiovideo l'azienda, con le fasi di lavorazione che porteranno a far suonare archi, chitarre ed arpe. Il sonoro resta a sottolineare la visita al piano superiore, dove il Maestro illustra macchinari antichi e moderni e procedure un tempo lunghe ed esigenti. Si comprende dai racconti vivacissimi che s'intrecciano con la storia del Paese e della Patria, quanto ingegno si origina dalla necessità e dal sacrificio. Dall'affamato Compare Aquilino che rinunciò a mangiare le budella decidendo di lavorarle a scopo di lucro, al calcolo d'alta finanza che stava nel vendere la bicicletta dopo un lungo viaggio, per comperare le minuge a Napoli e riportarle da lì in treno, da Salle partirono menti creative, pronte ad inventarsi di tutto per sopravvivere a stagioni grame ed arrivare a costruire imperi economici.

Le fortune della D'Addario Strings e della Galli-D'Orazio vengono svelate nella seconda sala, ornata di strumenti esemplari. I coniugi si dividono gli allievi guidandoli in attività dirette, di quelle che nessuna scuola propone più. E' triste, e forse tardivo, constatare come l'istruzione abbia strappato agli studenti la prospettiva del fare, nel duplice intento di difenderli e tenerli lontani da una vituperata banausia. Tutti virtuali, asettici, i ragazzi nostri, privati del contatto con le cose, nascosti al rischio di urtare, illividirsi, procurarsi quelle sane sbucciature alla San Rocco che li facevano crescere, divertire, soffrire appena un pochino come vaccino per le amarezze imprescindibili della vita. Sperimentavano, li bardisci di allora, misurando le proprie forze, imparando a conoscersi ed a sopportare.

Può esservi dunque scandalo nell'impatto con la materia prima, il budello freschissimo ammassato in una vazzia di coccio. Ma poi è favoloso immergervi le mani, finalmente, e sentirne l'odore che rimarrà, mescolato con quello del disinfettante, nelle narici e nella memoria per tutta la durata di un piccolo sogno. Il Maestro annoda le corde con perizia, rallentando i movimenti disinvolti per mostrarli. Incita, rimbrotta, incoraggia, chiamando per nome ogni apprendista, che si emoziona a ripetere gesti fascinosi e remoti, a saggiare abilità sconosciute. Ognuno, addirittura, si preoccupa che la propria opera non sia abbastanza riconoscibile in mezzo alle altre.

Con la signora, che è un'artista innamorata «di tutta la musica tranne le rap», i piccoli modellano pasta di pane per farne strumentini di fantasia che verranno armati con le corde elaborate in precedenza, quando si saranno asciugate. Conversando anche un po' in francese, arrotolano la materia, la schiacciano, la suddividono e la reimpastano. Non vedevano l'ora di sporcarsi per bene, lontani da mamme ansiose, e restano delusi quando, al termine delle operazioni i padroni di casa li spediscono uno alla volta a lavarsi le mani. Toccare, smanettare, giocare finché non ne scaturisca la regola; apprezzare il grazioso, accantonare il malriuscito, distinguere, ritentare, trovare un equilibrio, apprendere davvero. E tornare a casa sentendosi dei geni artigiani capaci di tutto. Con gli occhi che specchiano le rapide del fiume, l'orrido argilloso dei calanchi, la magica abazia di San Tommaso di Canterbury, attenderanno che Beniamino e Christelle li raggiungano dopo qualche settimana, per riconsegnar loro le miniature accordate, frutto di tanto soddisfattissimo impegno.

 

 

 

 

Continua da Sull'aria n. 32. Fine



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