STORIA DI UNA PASSIONE - XXII)

di Linda Trabucco e Giulio Cavallucci


La Collezione Trabucco
per la prima volta esposta e ragionata

parte ventiduesima



FIGURE

 

 

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Leo Nobilio, pennese, fu scultore d'intuito e di spiccata manualità. Non frequentò le alte scuole dell'arte, ma si applicò seguendo la propria naturale inclinazione, spesso copiando da libri di storia e cataloghi, ma talvolta assecondando una creatività ritrosa, sebbene urgente.

Se nel rilievo appare primitivo, poco raffinato, sebbene decorativo nell'istoriare i suoi grandi vasi di terracotta, nel ritratto a tuttotondo sprigiona un pregevole talento naturalistico. La terracotta è il suo materiale predeiletto, povero ma quanto mai docile all'espressione.


Le figure di Leo si fermano appena sotto il collo di teste appena più piccole del vero. Colte in un gesto spontaneo, fotografiche, hanno occhi vivaci e capelli in massa corposa.

Costantino Barbella è il preclaro abruzzese di riferimento, forse solo per accostamento ideale, con deferente distanza. Mancano al repertorio di Nobilio quei gruppi complessi, quelle scene squisitamente rustiche, e alla tecnica fatta solo d'esperienza, le descrizioni minuziose di gioie e trine. E manca la matrice economica del manufatto, che, dispensato dalla preoccupazione di dover piacere al committente, o solo piegarsi all'obbligo di cercare acquirenti, già nasceva in una libertà felice.

 

 

 

 

Così i modelli infantili, sempre difficili per ogni scultore, offrivano al Nostro spunti di tenera osservazione. Mocciosetti di campagna gridano, ridono spensierati, guardano adoranti le loro mamme. Oppure piangono strillando forte, irrefrenabili, sicuramente per un capriccio che finirà a breve, rimanendo bloccato, e reso silenzioso, solo nella memoria della creta.

 

 

Il ritratto di Francesco Laguardia è somigliantissimo. Il pittore era zio dello scultore e non si era negato alla volontà del più dimesso artista, di immortalarlo. I lineamenti minuti, le labbra sottili d'uomo in età, le fessure sorridenti degli occhi, ben noti a chi lo conosceva, ne fanno risaltare l'atteggiamento umile, la ferma dolcezza che lo distingueva nelle relazioni col prossimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

22 - continua

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