CANTORIE - XVII)

di Linda Trabucco e Giulio Cavallucci

Viaggio fotografico di chiesa in chiesa

parte diciassettesima


IN VIAGGIO COL GENIE KNABE

 

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I centri della Val Lagarina, in prossimità dell'Adige, serbano memoria di percorsi storici fiorenti. Terre di frontiera, scrigni di culture variegate, sono oggi dodici piccoli comuni in provincia di Trento, dapprima legati a glorie feudali, poi strapazzati dalla grande guerra, infine consegnati all'orgoglio delle comunità che ancora li mantengono vivi. Posti sulle vie di viaggio del fanciullo Mozart, ne mantengono testimonianza, con i palazzi che echeggiarono delle sue esibizioni strabilianti ed ancora annualmente si associano ai luoghi da concerto del Festival internazionale dedicato al Salisburghese. Si ha notizia di esecuzioni che Wolfgang compì in occasioni sacre nelle pregevoli chiese dei borghi trentini. E' comunque improbabile oggi la presenza nelle splendide cantorie, degli organi originali che il genio fanciullo tastò. Macchine complesse e fragili, hanno avuto successori di bell'aspetto ed ottima voce.

 

 

Villa Lagarina, appena fuori dalla cerchia di Rovereto, conserva una chiesa arcipretale risistemata nei primi Anni duemila. Santa Maria Assunta arricchì di decori barocchi un edificio risalente all'età romanica, per volontà di Paride Lodron, feudatario di Castellano e, dal 1619, principe-vescovo di Salisburgo, che affidò questi lavori, come molti altri nel capoluogo sulla Salzach, a Santino Solari. La casata del nobile prelato si impegnò nelle età successive a garantire il decoro del tempio con interventi periodici.

Un importante progetto di recupero della facciata, con adeguamento di vari elementi dell'interno, fu condotto nell'ultimo ventennio del XIX secolo dall'architetto Enrico Nordio. Nei Cenni Storici su la Chiesa e su i Parroci di Villa Lagarina, Aggiunta (1877-1902), il cooperatore e direttore di coro don Giacomantonio Giordani affermava: «I lavori furono molti: la facciata, il cornicione di pietra che gira intorno a tutta la Chiesa, la loggia per andare sul pulpito, la cantoria e così via ».

Dietro la balaustra a colonnine, l'organo a trasmissione meccanica, del 1867, è ospitato in una cassa coeva, intagliata, dipinta e dorata, sormontata da una coppia di angeli. Opera di Livio Tornaghi da Monza, lo strumento è stato restaurato nel 1974 da Barthélemy Formentelli.

Non esiste più invece, nella Cappella della famiglia Lodron, consacrata a San Ruperto, lo strumento che il giovane Wolfgang suonò per i discendenti di Paride, suoi protettori.

Anche l'organo di Avio è stato sottoposto di recente ad un restauro compiuto da Daniele Giani di Corte de' Frati. I parrocchiani dell'antico feudo dei Castelbarco hanno accettato di contribuire con 26 mila euro all'opera conservativa, in parte finanziata dalla Provincia di Trento.

Lo strumento attuale fu costruito dal bresciano Diego Porro nel 1906 ed ampliato nel 1913 e nel 1981 dalla ditta Ciresa di Tesero. Il ceciliano Porro, allievo di Giovanni Tonoli, è l'autore di numerosi strumenti delle parrocchiali gardesane occidentali.

La cantoria curvilinea della barocca Santa Maria Assunta di Avio, è sorretta da alte colonne marmoree; custodiva dal 1728 un organo Gaetano Amigazzi risistemato cinquant'anni dopo da Innocenzo Cavazzani.

 

 

 

 

Nel Duomo cinquecentesco di Desenzano la cantoria è collocata sul presbiterio, a cornu Evangelii, a differenza di quelle di Avio e Villa Lagarina, entrambe in controfacciata.

Due cariatidi drappeggiate incorniciano le tre cuspidi di canne site su una balaustra intagliata a putti sonatori in gruppetti, disposti sui tre quadri anteriori.

I Fratelli Serassi compirono lo strumento in un decennio, dal 1835 al 1843, riutilizzando canne appartenute ai precedenti Matteo Cardinali, secentesco, e Giuseppe Bonatti, settecentesco.

Marco Fratti di Campogalliano ha concluso il restauro ed integrato l'organo attuale nel 2014, dopo sei anni, nel corso dell'opera di consolidamento e ripristino storico di tutta la chiesa - necessaria in seguito al sisma del 2004 - intrapresa nel 2007, quarto centenario della dedicazione a Santa Maddalena. Tolte le pitture sintetiche, sono stati riportati alla luce i decori antichi. Il legno della cantoria appariva in precedenza più scuro, ed il medaglione centrale marmorizzato in rosso.

Sempre nella Diocesi di Verona è Rivoltella del Garda, frazione di Desenzano che s'incontra andando verso Sirmione. Su di una piazza che si apre sulla Gardesana occidentale, la chiesa, dedicata al Patrono San Biagio, è suggestivamente affacciata sul lago in posizione dominante dall'alto. Sospesa, come fosse un palco di proscenio, sul presbiterio a cornu Evangelii, è anche la cantoria lignea, dalla balconata a riquadri marmorizzati sotto un arco a tutto sesto.

In questo caso l'organo è sopravvissuto ai secoli, dal 1770 o 79, all'ultimo restauro compiuto da Formentelli nel 1975. Fu costruito da Angelo, erede di Giuseppe Bonatti, collaboratore di organari fiamminghi e caposcuola dei desenzanesi. La bottega di Giuseppe era in Contrada Santa Maria de Senioribus.

Lavori della famiglia Bonatti, originaria proprio di Rivoltella, sono nelle chiese desenzanesi del Crocifisso e San Giovanni decollato, nel Monastero della Visitazione a Salò, nei Santuari di San Luigi Gonzaga a Castiglione delle Stiviere e Valverde a Rezzato; e ancora a Guidizzolo e Civezzano, Arco, Tione, Pergine, Villafranca, Este, Mantova, e Santa Maria Maggiore a Trento, la chiesa del Concilio.

Giuseppe fece gli organi di Santa Maria del Carmelo e San Marco a Rovereto; quest'ultimo, poi sostituito, fu sonato dal tredicenne Wolfgang nel Natale 1769; il 7 gennaio der Knabe tastò quello, pure bonattiano, di San Tomaso Cantuariense a Verona, che invece è funzionante dal 1716, ed un altro, presente allora nella medesima chiesa, di cui però si è persa notizia.

Come lo strumento di Torri del Benaco, quello di San Biagio è stato rivisto dall'eclettico veronese Gaetano Zanfretta nel 1891.

 

 

 

 

Il sepolcro di Giuseppe Bonatti è nella chiesa di San Giovanni decollato, nei pressi del castello di Desenzano, nel rione Capolaterra. L'artista era divenuto priore della Confraternita nata nel tempio cinquecentesco.

Dopo varie vicissitudini e cambi di destinazione, la chiesa, ricca di dipinti preziosi, riprese le sue funzioni nel 1815 e, con l'assunzione del titolo di Parrocchia, nel 1965, mutò la dedica in onore di San Giuseppe lavoratore.

La cassa dello strumento culmina con la statuetta del Santo di prima consacrazione, in atto benedicente, tra due serti che lo glorificano. La balconata sinuosa simula nei castoni dorati, marmo di Verona in cornici di un verde brillante.

 

 

 


Sono tre gli organi del Duomo di Santa Maria Matricolare in Verona. Accanto al moderno Bonato op. 13, a trasmissione elettronica, sito in una cantoria di marmo nel tornacoro centrale, due, speculari, aggettano da balconate poste tra le cappelle laterali: un Farinati del 1909 a cornu Evangelii, ed un Antegnati del 1565 a cornu Epistulae. Lo strumento originale di sinistra - ad oggi bisognoso di nuovi interventi - è stato restaurato nel '94 da Barthélemy Formentelli, che qualche anno prima aveva dovuto ricostruire integralmente il perduto gemello.

Ricchissime le ante istoriate all'interno come all'esterno. A Felice Riccio detto il Brusasorzi, un artista del Cinquecento, si devono i dipinti del Farinati: Quattro santi vescovi e la Dormizione di Maria, con le Storie del Vecchio Testamento sull prospetto della balaustra; Biagio Falchieri, incaricato dal vescovo Sebastiano Pisani nel 1683, decorò involucro e cantoria dell'Antegnati con Assunzione e Nascita di Maria e Visitazione.

Mozart sonò invece l'organo Giuseppe Bonatti del 1716 nella chiesa carmelitana di San Tommaso Cantuariense, il 7 gennaio 1770, nel corso del suo primo viaggio a Verona. Il ragazzo si produsse nella medesima occasione anche su di un secondo strumento non più documentabile. Ne parla il padre in una lettera alla moglie, compiacendosi di una «tale folla di popolo» accalcata sin da prima dell'arrivo, da richiedere l'intervento dei frati per poter accedere all'edificio.


 

 

 

 

 

 

17 - continua

Tutte le immagini sono fotografie scattate dagli autori degli articoli

Degli organi di Rovereto e Lizzana si occupava Sull'aria n. 30 - settembre 2015, Cantorie XIV - Tra Mozart e Depero.