LE CAMPANE DI STRASBURGO - XI)


di Linda Trabucco

Indicazioni e percorsi per l'educazione alla musica


parte undecima

EDUCAZIONE ALL'ASCOLTO
Gino Stefani, Italia

 

 

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Nella natura del musicista che si occupa di pedagogia della musica è al primo posto la versatilità. Egli proviene da esperienze multiple, spesso disparate, e quasi sempre possiede un'inclinazione alle culture altre ed all'improvvisazione. Tutto ciò denota ampiezza di vedute e disponibilità a trasmettere l'arte, e le competenze ad essa afferenti, senza preclusioni, spogliando di snobismi il necessario rigore.

Gino Stefani, uno dei più lungimiranti didatti italiani, ha fatto confluire nella sua opera grandiosa la poliedrica formazione di filosofo, musicologo, clarinettista, compositore, jazzista di straordinario entusiasmo. I suoi interessi hanno spaziato dalla semiologia musicale alla musicoterapia, esprimendosi in una bibliografia ricchissima dalla diffusione internazionale, nell'insegnamento in Conservatori ed Università per il mondo intero, nella promozione e coordinamento di congressi fondamentali. Lo studioso, oggi ottantanovenne, ha posto in evidenza il valore dell'ascolto come via privilegiata di educazione musicale, in controtendenza rispetto all'italica spasmodica attenzione al talento dell'esecutore, al privilegio del concertista precoce, gioia dei suoi congiunti e tenera commozione delle folle. Solo dall'ultimo quarto del Novecento il gusto del solista presunto prodigio si è appena esteso al gruppo, mirando, tra ostacoli d'ogni sorta, ad integrare gli organici omogenei con ruoli più coloriti, che consentano escursioni timbrico-dinamiche di solito mortificate, sebbene sostanziali. Arduo convincere di come la complementarietà di figure considerate gerarchiche conduca a risultati apprezzabili e formativi. Stefani sa che la capacità di ascoltare non sempre scaturisce automaticamente dalla pratica del suono organizzato, nel senso che si può arrivare a suonare, e cantare, seguendo solo la personale produzione, simulando una buona coesione in realtà debole, se non inesistente. Il ripiegamento sul proprio esclusivo punto di percezione può tagliar fuori il rapporto e quindi la coordinazione. È il difetto anche di molti maturi orchestrali, corretto esteriormente da un direttore in affanno.


L'indagine del pedagogista lombardo muove dalla natura della sensazione uditiva complessa, avvicinandosi alle più recenti acquisizioni scientifiche, offerte dalla neuroimmagine funzionale. Ecco che convinzioni fondate su protocolli di osservazione si integrano con le evidenze fisiologiche, costruendo seri programmi d'azione. Così risulta triplice l'atteggiamento possibile d'ascolto: distratto, mediato, diretto. Difficile, in tempi d'intasamento uditivo, realizzare una dedizione totale alla fonte del suono, la fruizione selettiva del messaggio; più frequente, invece, il sottofondo ad immagini, che la musica esalta rimanendovi in posizione ancillare; comunissimo e quotidiano, d'altra parte, l'immergersi senza ascoltare, a contorno pallido di tutt'altre attività.

Tre anche gli aspetti da considerare per attivare un percorso: senso-motorio, simbolico, logico-razionale, dalla più primitiva induzione motoria all'attivazione di figure, sogni, viaggi virtuali, sino all'analisi delle strutture.

Un salutare processo di decondizionamento - o condizionamento virtuoso - dovrebbe avvenire secondo un'attenta selezione, per durata, contrasto, metodo, tradizione, dei materiali da sottoporre all'educando. Affinché avvenga una comprensione, il brano va riproposto più volte, per cui se ne deve favorire la brevità; se son presenti contrasti ritmici, timbrici e dinamici, la percezione avviene in maniera vivace, la struttura ed i piani prospettici appaiono nettamente lumeggiati; ogni proposta avrà un fine preciso, poiché se la musica deve suscitare movimento, o una risposta grafica, o reazioni verbali, sarà di diversa natura; l'interesse può venir richiamato da una familiarità, da un'evocazione del vissuto personale, che il patrimonio territoriale contiene.

Nella Scuola di Lettere e Beni Culturali dell'Università di Bologna da anni si articola l'insegnamento della Pedagogia musicale, che fa tesoro dell'impostazione stefaniana. «Lo studente al termine del corso deve padroneggiare i rudimenti di una possibile via pedagogica al gusto musicale, sapendo riflettere sulla particolare valenza didattica della musica e sulle sue implicazioni educative». La docente, Giuseppina La Face Bianconi - consorte del Professor Lorenzo Bianconi - coordina anche, nell'Associazione Il Saggiatore musicale, il Gruppo per l'Educazione musicale SaGEM, che, attraverso Le Muse e il Tempo, promuove attività di conoscenza ed animazione con i medesimi intendimenti. Così, nell'International Musicological Society è nato lo Study Group per una convinta Trasmission of Knowledge as a Primary Aim in Music Education.

Gli obiettivi, per il fanciullo che si avvale dell'educazione all'ascolto sono molti e complessi, poiché l'ascolto è il fine ed il mezzo che affina l'attenzione, la memoria, conduce al confronto, all'analisi, alla classificazione logica; e poi, integrandovi operazioni diverse, porta alla produzione, insegna a ragionare, a porsi ed a risolvere problemi.

La didattica dell'ascolto sia dunque punto di partenza per una corretta didattica della produzione musicale, e via primaria di accesso alla musica; conduca alla capacità di cogliere la forma e leggerla nei suoi aspetti strutturali, funzionali, semantici, interpretarla nel suo contesto e coglierne il senso. Se in una collettività priva dell'ascolto l'educazione all'ascolto è educazione alla libertà, la didattica deve superare la frammentazione delle offerte commerciali, espressione senza comunicazione. Disporsi al silenzio, prodromo essenziale di comprensione dell'altro, è sana, imprescindibile abilità sociale.





 

 

 

 

 

 

11 - continua

Corso di introduzione al Tirocinio Formativo Attivo per la sezione territoriale CISL - Chieti, gennaio/marzo 2012

«Io sono il cieco che sta dinanzi alla cattedrale di Strasburgo,
che ode suonare le campane, ma non trova l’entrata».
Voigt

«Chi biasimerà il cieco, se sta dinanzi alla cattedrale
e non sa dir nulla? Basta che si tolga devotamente il cappello
quando di sopra suonano le campane».
Eusebio

R. Schumann, Taccuino di pensieri e di poesia di Maestro Raro, di Florestano e di Eusebio